lunedì 19 novembre 2012
Momenti speciali
Sono le 06.30 del mattino quando maldestramente irrompo giu’
dal piano superiore del letto a castello stamattina, domenica 18 novembre. In
camera c’e’ un fetore da balena morta – credo che l’altro utente di questa 4
beds stia per raggiungere l’appena citata balena – e io non vedo l’ora di
mettere il naso fuori dalla porta per vedere che tempo c’e’ fuori. Ho in
programma la dura Alex Knob track, un bel macigno da 17,2 km che dovrebbe
portarmi in cima ad una cresta da dove dovrei avere una visione superba del
Franz Josef glacier. Il DOC (Department of Conservation) definisce la hike
“only for skilled trampers” sulla guida che ho letto io, ed io non lo sono. O
almeno, non mi ritengo tale. Vedremo chi la spuntera’. Nel frattempo sono a
prepararmi la colazione: gelato alla vaniglia (ne ho comprata una confezione da
2kg ieri, la piu’ piccola, e credo che solo ieri ne ho mangiato un chilo) con
caffe’ freddo microondato – l’avanzo di ieri, ottimo comunque – cereali e
frutta in barattolo con latte, qualche biscotto. E un po’ di caffe’latte,
quello non deve mancare. Mentre preparo le mie cose, sento una signora che dice
“Arigato”. Deduco sia giapponese, ma per conferma le chiedo da dove viene.
Conferma. Le dico che avevo sentito la parola e che, siccome e’ l’unica che
conosco di quella lingua, avevo supposto bene. Si mette a ridere e mi fa capire
che parla poco inglese. Ma pochi minuti dopo mi manda l’interprete (credo) a
farmi dire che sono un “nice guy” (e daje). Gia’ che ci sono offro
all’interprete il gelato avanzato, e lo accetta con piacere. Quando la voce si
sparge nel gruppetto di 5-6 giappi, e’ tutto un profondersi di ARIGATO’ e
inchini a mani giunte in omaggio al mio nobile gesto. Credo di essere vicino
all’elezione a samurai, quando invece mi crolla tutto sotto i piedi e mi viene
semplicemente offerta della banana in cambio. Banana che scopro essere
consumata in uno strano modo in Giapponia: viene tagliata a pezzi ancora con la
buccia, e servita di modo che ognuno faccia la fatica di cavarne almeno un po’.
Curioso, comunista, ma sensato. Si spartiscono gioie e dolori.
Pochi minuti dopo sono fuori, scruto il cielo: quasi nemmeno
una nuvola. Dietro al mio ostello c’e’ una montagna con una foresta pluviale,
quindi al momento non vedo alcun ghiacciaio, ma mi basta prendere la macchina e
guidare 2 minuti, ed ecco aprirsi davanti ai miei occhi uno spettacolo
mozzafiato: montagne innevate di neve fresca, il Franz Josef glacier alla mia
sinistra, immacolato, senza nuvole. Rimango, come spesso mi capita quando
viaggio in ambienti di montagna, a bocca aperta. Credo di avere gli occhi
lucidi, mentre guido verso la trialhead, tanto stupendo e’ lo spettacolo a cui
assisto. Questa semplice, fugace occhiata potrebbe di suo valere la giornata. Insomma,
alle 7.50 inizio la Alex Knob. Parcheggio ovviamente deserto. Pregusto gia’
l’emozione che trasmette essere il primo ad arrivare in cima in un determinato
giorno. Sono fiducioso, la ranger mi ha detto di iniziare almeno per le otto,
altrimenti avrei rischiato di non vedere nulla a causa della foschia, in cima.
Sono le 8, ma io ho un passo superiore al normale, quindi ho discreti margini
di successo. L’inizio e’ paradisiaco, forse sono morto, non lo so. Cammino in
una specie di tunnel naturale fatto da fitta vegetazione ricoperta di muschi,
che forma le pareti ed anche la volta del tunnel. La luce solare fatica a
trovare i varchi necessari ad illuminare la via, ma quando lo fa, crea giochi
di luce amabili, i raggi si vedono chiaramente e la luce e’ piu’ bella di
quella di qualsiasi lampada fabbricata dall’uomo. Gli uccellini continuano a
cantare, tanti, diversi, con voce forte e chiara. Assaporo ogni passo in questa
idilliaca scena. Ma tutte le cose belle hanno un termine, una camminata cosi’
potrebbe essere la piu’ bella di sempre: il fatto e’ che non ho considerato le
abbondanti piogge dei 2 giorni precedenti. La pista, dopo poche centinaia di
metri, diventa a tratti un pantano difficile da superare con agilita’, bisogna
ponderare i passi per non finire col fango alle caviglie o peggio, scivolare e
rovinare a terra. Entrambe cose che preferirei risparmiarmi. Tra una pozza e
l’altra emergono rocce di cui mi posso fidare e insidiosi legni che sembrano
invitanti ma che, coperti da muschio, risultano scivolosi come l’olio. E’
difficile proseguire spediti, e mi tocca camminare come un cretino per evitare
tutti gli ostacoli. Avete presente Jack Sparrow e la sua camminata “braccia un
po’ all’insu’ e fare da frocio”?! Ecco, credo riassuma bene il mio hiking
style. Devo bilanciarmi bene e camminare in punta di piedi.
Mentre cammino un sacco di elicotteri sorvolano la mia
testa, alcuni molto molto bassi: sono quelli dei tuor che portano i turisti a
vedere il ghiacciaio da vicino. Sono quei turisti che piuttosto di camminare
dove sto camminando io si mangerebbero una merda fumante. Per me non ha alcun
senso. Voglio dire, che bello c’e’ nel pagare (non c’e’ del bello qui) e pagare
per farsi portare direttamente a destinazione, senza assaporare il gusto di
arrivarci da se’, con i propri mezzi, con le proprie fatiche? Per me, nessuno.
Non ha senso. E penso a tante cose mentre salgo. Alla fortuna che ho per essere
cosi’ in forma (anche se il ginocchio, ancora, mi da forti preoccupazioni: mi
bastano 10 km o piu’ in un giorno e il giorno dopo provo dolore a scendere 3
scalini. Dovro’ prendere provvedimenti, fare 1 o 2 anni cosi’ e’ da
purgatorio), a quando ero piccolo e andavo in montagna a camminare coi miei
genitori, allo spirito “competitivo” che c’e’ in me, che mi spinge un po’ piu’
in la’, un po’ piu’ veloce. E’ grazie a tutto questo che ora posso dire “Ok,
andiamo!”, che posso camminare lunghe distanze, che posso sopportare il peso di
un grosso zaino, che posso raggiugnere posti per cui altre persone devono
pagare o che, semplicemente, non vedono.
Raggiungo la cima dopo 2 ore di camminata. Lungo la via, un
paio di viewpoint mi hanno permesso di vedere bene il ghiacciacio, prima che venisse
inesorabilmente ricoperto da un denso strato di nubi che ora mi oscura
completamente la visuale. Il bello e’ che al primo viewpoint stavo per scattare
qualche foto, ma l’umidita’ talmente elevata mi aveva riempito la lente di
condensa, e cercando di levarla avevo solo peggiorato le cose. Avevo concluso
con me stesso che avrei risparmiato le foto per il ritorno. Gran bella scelta
del cazzo. In cima, e’ una sensazione stranissima, non ricordo bene ma forse
non l’avevo mai vissuto, un momento del genere. E’ come essere morti, stare in
purgatorio, perche’ il paradiso spero di vederlo un giorno, ma ben piu’
luminoso e accogliente. Sono a 1303 metri, e la visibilita’ sulla cresta e’ 30
metri da una parte e 30 dall’altra. A destra e a sinistra, bianco quasi totale.
Soprattutto sul versante dove dovrebbe esserci il ghiacciaio. Se guardo in
basso ho l’illusione che mettendo un piede fuori potrei essere sostenuto dalle
nuvole, e camminare su di esse, tanto spesse e dense sono. Dall’altra parte,
giro la testa e scorgo per pochi attimi, in un buco tra le nuvole, la costa,
l’oceano. E’ magnifico, quanto d’altro canto deludente, sapere che la fuori,
lassu’, in mezzo alle montagne, si gode della vista di un ghiacciaio alpino, e
semplicemente girando il collo, dell’oceano e delle spiagge dorate e fittamente
ricoperte di vegetazione. Mi metto in piedi su una roccia, e aspetto. Aspetto,
mi gioco le mie chance e aspetto per vedere se qualcosa accade, se le nubi si
squarciano. E’ domenica, e intanto prego.
Chiudo gli occhi, ascolto un po’ di musica, provo a
“meditare”, a parlare con Dio. Rifletto. Cosa sto facendo della mia vita?
Com’e’ che sto tentando di darle un senso? Nei miei occhi che vedono solo il
buio, che non sentono il vento che soffia la fuori, si materializzano immagini
di laghi, fiumi, montagne, canyon, di deserti, di gente, di una macchina che
corre sulla strada. Per me tutto sommato, vedere posti nuovi, esplorare e
ammirare la natura, conoscere nuovi amici e godere della loro compagnia, e’
essere felice. E’ raggiungere un benessere interiore ed esteriore tramite i
miei occhi, e i miei stessi sensi. Io sono felice, ora. Ma non e’ questo cio’
che dobbiamo fare nella nostra vita, no? Troppo facile perseguire obiettibi
meramente personali, futile egoismo. Una vita vissuta a meta’, un bicchiere
mezzo pieno di cui si nota perlopiu’ la parte mezza vuota. E io cosa faccio per
riempire il bicchiere? La musica sale, un crescendo, un’emozione in piu’ fa
salire anche il mio pensiero. Io sono quello che faccio, e quello che faccio
ora e’ girare, conoscere, ammirare e ringraziare per tutto questo. Io devo
condividere quello che mi viene donato. Ho una grande fortuna, che ho costruito
in buona parte da me ma che e’ pur sempre un dono, quello di poter girare e
vedere. Io devo portare agli altri la mia gioia, la mia felicita’, il mio amore
per il creato, per gli animali, per l’acqua e per gli alberi, per la stessa
gente che mi sta attorno. Contagiarli con la mia positivita’. Colorare il
grigio di certe giornate scure. Questo devo fare. So che Lui mi ha mostrato la
strada, Gli sono riconoscente, e voler bene a quello che lui ha creato e ai
miei fratelli, e’ voler bene a Lui.
Apro gli occhi dopo diverse canzoni, sono sulla stessa
roccia, immobile, da 25 minuti. Una lacrima mi scende dagli occhi. Purtroppo,
fuori non si vede ancora nulla, le nubi non sono miracolosamente scomparse,
come accadrebbe in un qualsiasi dozzinale film. Sono ancora li ad impedirmi la
visuale, da qualsiasi parte. Ma a me ora non importa piu’. Non m’importa piu’
il ghiacciaio, non m’importa piu’ l’idea di aver faticato tanto, essermi
sporcato ed ora, di essere da solo li in cima a prendere freddo, per nulla.
Sono contento ora. Quel tempo ritagliato per me stesso e’ stato importante, ben
speso, vissuto. Se c’e’ una cosa che posso dire, lo so, per questa giornata, a
prescindere da cosa accadra’ poi o dalla trail o da qualsiasi altra cosa, e’
che ho realizzato veramente, mi sento veramente, CLOUD RIDER.
PS. Oggi un ragazzo dai capelli rossi mi ha chiesto un
passaggio in citta’, fuori pioveva. Gli faccio ok con la bocca chiusa perche’
sto masticando un pezzo di pane all’aglio e basilico. Salta in macchina, mi dice “Just because the
weather, the previsions.. were good!”. La parola previsions mi puzza
lontano un miglio. Il ragazzo non e’ di sicuro di madrelingua inglese. Non ha
tratti orientali. Di sicuro non e’ del nord europa, parlerebbe meglio l’inglese.
Due son le cose: o e’ spagnolo, o e’ italiano. E io sono molto, molto certo sia
italiano. La prima frase che gli rivolgo e’ “Where are you from?”. E lui, “Italy”.
“E allora parliamo italiano va’”.
sabato 17 novembre 2012
Voglia di gelato mentre fuori piove
Ormai e’ un filo conduttore, odio i tedeschi. Non posso
cazzo alzarmi dal letto e la prima lingua che sento e’ il tedesco! Non si puo’!
Vado in cucina e becco due crucchi che tra preparare un piatto e l’altro
limonano duro. Sono piazzato a chill-out in salotto e a mezzodi’ arriva
un’altra coppia crucca. La sera mi sto guardando John Rambo (credetemi, non
c’era di meglio, ma non ho disdegnato) e un gruppo di 4 ragazzotti stile
“spacco-tutto-mi” entra in sala.. e ho il fortissimo sospetto siano tedeschi. Li
ucciderei. Perche’ non mettono un limite alla dogana in USCITA?! Tipo stare a
casa na volta ogni tanto no?!
Bah devo smetterla, alla fine sono come noi italiani a meta’
secolo scorso. Con la sola differenza che noi eravamo dei poveri morti di fame,
simpatici, ma morti di fame, che cercavano di sopravvivere di qua e di la,
mentre loro son dei poveri ricchi cagoni che spendono la loro grana crucca in
giro per il mondo, hanno tempo o ferie chissa’ perche’ illimitate e a volte
trovano anche il gusto di fingersi puaretti – e ci riescono maledettamente
bene. Se vogliono sono i piu’ pezzenti del creato.
Comunque, giornata uggiosa qui. Credo di essere stato fuori
dall’ostello per un totale di 15 minuti oggi. Poco male: ho pianificato i
prossimi giorni, fatto diversi conti, scritto un po’, fatto la barba, mi son
lavato e imbalsamato. Ho comprato dell’ottimo pane al pesto e formaggio. Anche
se costa parecchio secondo me, e’ troppo buono! Ed e’ enorme haha, posso
dosarlo per pranzo, spuntino e cena!
Ho deciso che andro’ nell’isola del Nord prima di iniziare a
lavorare. Non avrei tempo per farlo dopo, altrimenti sottrarrei preziosi giorni
all’Argentina e ai miei amati States. E non voglio. Spendero’ diversa grana
purtroppo, ma voglio fare alcune cose. Tutti, tutti, mi hanno detto che devo
fare il Tongariro Crossing, e dalle foto che ho visto, pare valerne la pena. E
uno. Voglio andare a Rotorua e farmi il bagno nelle piscine termali gratuite
che ci sono li in giro. E’ come essere a Yellowstone dalle foto che ho visto, ma
senza orsi, coyote e elk. E due. Poi vorrei fermarmi una notte a Taupo che
dicono essere carina, vedere Urewera National Park e alcuni laghi e cascate che
ci sono da quelle parti. E poi – mi piacciono troppo queste cagate – voglio
andare in un posto che non ha niente di bello, di importante, di rimarchevole.
E mi costringe anche ad una deviazione di un oretta credo. Ma ne vale la pena:
c’e’ il posto geografico con il nome piu’ lungo del mondo! E’ una collinetta
ignominiosa di poco piu’ di 300 metri, ma ha un nome lungo tipo 32 lettere che
significa una frase intera! Non la cito per pigrizia, e anche perche’ la
connessione la pago e non mi connettero’ per cercare una minchiata del genere!
Oggi ripensavo a quanto fatto finora, quasi 4 settimane di
viaggio. Se tornassi ora sarebbe comunque un successo. Porto gia’ dentro cose
che mai avrei immaginato, sentieri, montagne, laghi, strade.. persone. Ho un
sacco di amici in piu’ in Facebook ad esempio. Di sicuro ho gia’ un amico di
quelli con cui sei stato assieme relativamente poco, ma che sai gia’ rimarrete
amici per tutta la vita. Ho ottimi amici anche dall’Asia ora, e ne sono felice.
E cosa incredibilmente positiva, non ho sentito la mancanza di nulla da casa,
finora. A volte quando partivo per le ferie, anche solo dopo 2 settimane volevo
mangiare del cibo nostrano, parlare con i miei amici, mostrare le foto ai miei
genitori.. ora non sento nulla di tutto cio’. Forse ho preso veramente il volo,
nella direzione giusta, quella che sognavo e quella che programmavo. E’ bello
quando le cose vanno cosi’, come un treno che segue le rotaie.
Ho comprato una vasca di gelato stamattina, 2 chili. Piu’
economica di una coppetta con 1 pallina qui in Nuova Zelanda. Ne ho gia’
mangiato a pranzo con la frutta in barattolo (ottimo), a merenda (col caffe’
solubile, stupendo) e stasera ne prendero’ ancora. Ho una voglia matta di
gelato. Ma stasera lo voglio condividere. Per questo chiedero’ a una coppia di
ragazzi inglesi che ho conosciuto qui – e a cui daro’ un passaggio per splittare
il gas fino a Greymouth – se vorranno una coppa di gelato in compagnia. E’
bello avere gente attorno mentre si mangia.
venerdì 16 novembre 2012
West Coast
Stamattina mi sveglio, e provo odio o quasi verso gente di
altre nazionalita’. E vi spiego il perche’. Ci sono due signore asiatiche
(scommetto cinesi) di mezz’eta’ che sono sedute al tavolo della colazione,
affianco alla finestra panoramica che da sul lago Wanaka. Una delle due scatta
foto per 5 minuti al lago. Da dentro. Da dietro la finestra. Che cazzo ti costa
uscire, fare 10 passi e scattare da la scusa?! Punto due: la suddetta signora
poi inizia a farsi qualche autoscatto. Io vedo cosa inquadra, e mi viene il
voltastomaco. La foto e’ del suo bel viso da sberle, mezzo tavolo con una tazza
di te’, una finestra e credo un riflesso sbiadito del lago. Ora, cosa vuol
significare una foto cosi’? Vuoi mostrare a casa che facevi colazione quando
eri via? Vuoi ricordarti che un giorno hai mangiato sopra un tavolo marrone e
vicino ad un lago sbiadito? Vorrei tanto andare li’ e dirglielo in faccia, ma
mi limito a mangiare i miei cereali, i miei biscotti e il mio pane.
Un’altra nazione che sto imparando ad odiare e’ la Germania.
Mi fermo prima di iniziare per precisare: ho diversi amici tedeschi, tutta
bravissima gente, cordiale, gentile, simpatica. Non ho niente contro di loro.
Quel che ho va contro diversi loro conterranei e contro diversi loro costumi.
Uno: non puoi fare colazione con quintali di pane integrale con sopra etti di
burro zio can. A te piacera’ anche, ma a me fa vomitare. E non ci tengo a
sedermi per far colazione per alzarmi un minuto dopo per andare al cesso a
vomitare. Due: smettila di camminare, tu tedesco, in qualsiasi ostello a piedi
scalzi. Va ben che magari sara’ piu’ pulito di casa tua e che vuoi risparmiare
5$ per un paio di infradito, ma che cazzo. Mi fa cagare solo a vederti scalzo
in cucina. Tre: sei invadente come le cavallette. Una piaga. Credo che il 50%
della gente che ho trovato qui finora venga dalla Tedeschia. Mi sono un po’
svangato i coglioni sinceramente. Parlavo l’altro giorno con un americano:
statistiche degli albergatori pare dicano che sia il 10% della popolazione
tedesca in giro. Cio’ equivale a circa 8 milioni di persone in giro per il
mondo. E credo che una buona fetta sia da ste parti. Cio’ vuol dire che e’
asfissiante la cosa. Ed il brutto e’ che fanno cummaro’: trovano altri
connazionali, sei fottuto tu, povero english-speaker. Ti sembrera’ di essere in
un lager nazista. Percio’, ho deciso che a meno che non si tratti di fighe
fotoniche, lascero’ perdere nuove conoscenze germaniche. Almeno per un po’.
Per il resto, la giornata e’ stata bella. Sono stato alle
Blue Pools. Credo ci siano nove milioni di posti chiamati “Blue Pools” nel
mondo, ma se ce n’e’ uno che si merita appieno questo nome, questo e’ sulla
Haast-Highway (road n.6) in Nuova Zelanda. Ed io ci sono andato. L’acqua in
tutto il paese ha un colore pazzesco. I laghi soprattutto, sembrano i Caraibi,
la Golden Coast australiana. L’autista della navetta che mi porto’ a fare
skydiving mi disse che l’acqua del lago Wakatipu, di fronte a Queenstown, si
puo’ anche bere da quanto pura e’. Un blu profondo che cambia solo a qualche
metro da riva, divenendo un verde smeraldo che lascia intravedere il fondale,
che pare tutto sabbioso. I torrenti poi, sono di un acqua intendo, glaciale.
Non a caso tre quarti di essi proviene dallo scioglimento delle nevi a monte,
onde per cui allo sventurato che decide di tuffarvisi dentro – anch’io
sinceramente ne sono invitato, ma limito la mia “foolishness” a Lake Marian –
consiglio di tener pronto il numero di un’ambulanza. Ad ogni modo, le Blue
Pools sono incredibili. Credo di non aver mai visto un blu cosi’ blu. Potrei
usare le foto che ho scattato per descrivere il colore blu. Anche se forse e’
piu’ un color acqua intenso. Ma cos’e’ il color acqua? Ma vafanculo.
Sul fondo del torrente, che sotto i miei piedi (sono sospeso
su un ponte) forma una grossa pozza, stanno delle trote. Grosse trote. Ho una
voglia matta di pescare in questo momento. Ma non ho ne’ canna ne’ filo.
Invidio quelle trote perche’ vivono in un ambiente cosi’ puro, incontaminato,
protetto. Se sapessero com’e’ la superificie, e come chi la abita vuole ad ogni
costo distruggerla, credo scaverebbero una buca sul fondo del fiume per
nascondersi. Ma la mia testa non ha di questi pensieri ora, penso solo a
godermi questo spettacolo.
Guido verso Franz Josef lungo strade incredibili. Foreste
primordiali che soffocano paeselli con case che si contano sulle dita di una
mano. Fiumi impetuosi scavano larghi greti sassosi. Alla mia sinistra, nuvole
si ammassano all’orizzonte: e’ l’oceano, poco distante, che le origina. Alla
mia destra, passato il primo strato di vegetazione, si innalzano i monti, e le
loro cime restano invisibili, dietro le nuvole, la nebbia. Quella nebbia tetra,
misteriosa, eppur cosi’ affascinante. Arrivo a Franz Josef al mio ostello, ho
voglia di pesce. Ceno con 5 filetti di pesce surgelato (ottima cottura, mi
complimento con me stesso), una zuppa di pesce, pane e spinaci. Gran cena,
sostanziosa e salutare, ci voleva. Oggi ho mangiato con 11 dollari, ovvero
circa 6 euro. Non c’e’ male. Sistemo le mie foto, e mentre armeggio col
telefono, mi arriva la notizia che sono stato ufficialmente assunto a
Glenorchy, fino a meta’ marzo. Questa cosa comporta molte conseguenze, tra cui
l’affrettare e modificare i miei piani turistici. Ma va molto, molto bene, le
cose sono fattibili, sotto controllo, proseguono bene. L’umore e’ alle stelle.
Stasera vado a letto realizzato, contento, felice. Diro’
grazie una volta in piu’, prima di dormire.
lunedì 12 novembre 2012
domenica 11 novembre 2012
Mt.Luxmore Summit & Caves. I'm Done.
E’ venerdi’, e’ il settimo giorno di fila che cammino, e
arrivo al Luxmore Hut sulla Kepler track attorno alle 16.30. Troppo presto per
decidere di fermarsi e prepararsi alla notte. Sarebbe terribilmente noioso,
senza carte da gioco, senza un buon libro, ovviamente senza corrente o
connessione ad internet, e con ben poca gente all’interno del rifugio al
momento. Decido con il mio amico Evan di proseguire fino alla cima di Mount
Luxmore, all’incirca 150-200 metri piu’ in alto, altri 2-2,5 km di salita e poi,
relativa discesa. Le condizioni meteo non sono proprio invitanti – c’e’ un
leggero venticello, nuvole ovunque, e il sole fatica a far passare i suoi
raggi. Ma sapendo che per il giorno successivo son previste piogge e forti
venti, si opta per salire, subito. Sono stanco, ma la cosa sembra fattibile,
anche se non riesco a vedere la cima del monte. Lascio lo zaino al rifugio e
parto. Cammino lungo un sentiero che pare coperto dalla montagna, al riparo
dagli agenti atmosferici avversi. Cammino in posti che sembrano il set di
alcune scene del Signore degli Anelli, posti dove in realta’ ho gia’ camminato,
non qui ma dalle parti di Queenstown. Qui sembra Mordor: rocce nere che
sembrano state bruciate da un incendio, come tronchi d’albero. Erba gialla
tendente all’arancio. E poi, all’improvviso, un perfido vento sferzante. A
volte in faccia, a volte alle spalle, ma perlopiu’ di lato. Un vento che quando
non soffia ti fa pensare “Cammina cammina cammina!”, e che quando soffia puo’ a
volte fare cambiare la destinazione dei tuoi passi, pare faccia di tutto per
farti sprecare preziose energie. Continuo a salire, ora vedo la vetta: anche se
so che non supera i 1450 metri, sembra siano 6000 ed irraggiungibili.
Dopotutto, ho gia’ 4 ore e mezza di camminata con zaino sui 15 chili alle
spalle. 15 chili che peraltro sembrano 25 – e ad essere sincero non ho mai
pesato lo zaino finora. Tutto puo’ essere. Piu’ mi avvicino alla vetta, piu’ il
vento si fortifica, diventa costante, e piu’ il sole scompare dietro le nuvole.
Una volta raggiunto il cartello che indica il sentiero per la vetta del monte,
il sole e’ scomparso del tutto, ed inizio a temere fortemente un’altro
avversario: la pioggia. Vorrebbe dire aumentare il pericolo, e bagnare la borsa
dove tengo la fotocamera. Mi inerpico sul sentiero finale, un tratto tutto
roccia, infido a causa del vento, ripido. Si inizia a sentire un po’ di freddo:
gli abiti sotto il parka sono sudati e ogni raffica graffia. Non vedo l’ora di
arrivare in cima. La cerco con la vista dopo ogni roccia, ogni passo, ma sembra
un miraggio, non la si raggiunge mai. Ma all’improvviso, eccola la, sormontata
da una torretta per il rilevamento meteorologico. Lontana, ma c’e’, e’ gia’
qualcosa. Accelero. Nonostante la fatica, la caviglia sinistra dolorante, accelero.
Sono fatto cosi’, quando vedo il traguardo, e’ come se energia nuova fluisse
nel mio corpo. Arrivo in cima precedendo Evan, e lancio un urlo liberatorio. La
giornata e’ stata faticosa, il vento mi sta maledettamente provando, e inizia a
far freddo sul serio. Le mie mani sono rosse. Non c’e’ tempo per riposarsi qui,
giusto un paio di minuti per qualche foto, e ce ne andiamo da questo postaccio.
Puo’ diventare pericoloso, specialmente con la pioggia. Un passo falso a causa
del vento su una roccia umida, una caviglia messa male, una bella botta su un
ginocchio, e sei fregato. Inizio la discesa e, come prevedibile, il mio
ginocchio meraviglia inizia a scricchiolare. Maledetto quel giorno che inizia a
sentire questo schifoso dolorino, mi perseguita da quasi un anno ormai. E come
non bastasse, sopra la caviglia sono come gonfio, fa male. Le punte degli
alluci poi non le sento piu’, da quanta pressione hanno ricevuto per l’intero
giorno. Il vento non da tregua. A volte sono costretto a fermarmi per lasciar passare
le raffiche che ci investono, tanto alto e’ il rischio di mettere male i piedi
a terra. Ma alla fine torniamo sul sentiero principale. Ancora presto per
cantar vittoria. Ho le mani congelate e cerco di tenerle in movimento in
qualche modo, sono bardato come Babbo Natale, berretto in testa e parka chiuso
il piu’ possibile, ho male ovunque dalla vita in giu’ ma cammino il piu’
velocemente possibile per arrivare prima al rifugio e finirla con questo
dolore. Arrivo, un ora dopo, distrutto. Mi getto su un letto che non e’ nemmeno
il mio, lascio cadere a terra le scarpe, e fisso il soffitto ansimando per 5
minuti. Sono esausto. E’ stato strenuante. Una delle camminate piu’ challenging
della mia vita, non tanto per il sentiero, quanto per il dolore, il vento. Devo
mangiare, e riposare.
Il mattino dopo non mi sento granche’ meglio: ho dormito 10
ore e mezza, e questo a testimoniare la stanchezza accumulata, ma dopo qualche
passo capisco subito che non sara’ una passeggiata nemmeno oggi. Il programma
e’ leggero – Luxmore Caves per un po’ di esplorazione, e poi discesa verso la
macchina – ma si rivelera’ piu’ ostico del previsto. Le cave sono a un tiro di
schioppo, 5 minuti dal rifugio. Ce ne sono due, una piuttosto difficile da
penetrare, l’altra facilitata da qualche scalino iniziale. Scegliamo questa, io
ed Evan. Torce in testa, e via. Non sono mai stato all’interno di una cava in
queste condizioni, ovvero camminando per conto mio, senza una visita guidata, e
soprattutto, senza passerelle e comode scalinate. Questa e’ una cava vera, di cui ho sentito dire si
puo’ scendere per 3 ore od oltre. A proprio rischio e pericolo. Per questo
abbiamo pile di riserva, giusto in caso. Mi inoltro verso il basso, verso il
buio, l’oscurita’. E’ scivoloso ovviamente, un piccolo ruscello scorre in mezzo
al passaggio. Dopo pochi metri, una quindicina, mi accorgo che scendere giu’
con lo zainetto per la macchina fotografica non sara’ una passeggiata – anzi,
sara’ una condanna. Decido quindi di lasciare, nell’ordine, custodia piu’ reflex,
portafoglio con carte di credito e contanti, passaporto, chiavi della macchina,
su un masso a quindici metri dall’entrata della cava, li’, al buio. So che
nella cava c’e’ gia’ una persona di sicuro, so che forse potrebbero entrarne
altre. Lascio la mia vita corrente la. Realizzo veramente quel che ho fatto
solo piu’ tardi, gia’ in profondita’. Incontro un giapponese che sale dal
basso, gli dico quello che trovera’, e lui mi interrompe subito dicendomi “Non
la prendero’, tranquillo!”. Non che mi senta rassicurato dalle sue parole, ma
probabilmente mi sento talmente tranquillo, sicuro in questo paese (finora) che
ho volontariamente e consciamente compiuto questo gesto. Continuo a scendere
nelle viscere della terra, se spengo la luce e’ buio pesto. Non ci sono
pipistrelli o strane creature, si sente solo il rumore dell’acqua che scende
verso il basso. Per continuare la via bisogna sporcarsi le mani, congelarsele:
strisciare stile militare sotto le rocce, stare attenti a quando ci si rialza,
posare le mani sulle rocce gelate dall’acqua e su stalattiti e stalagmiti che
certo calde non sono. Scendo per piu’ di mezzora, ad un certo punto, ci
fermiamo. Rimango fermo su una roccia grande abbastanza per farmi da sedia,
spengo la luce, e rimango in silenzio, al buio assoluto, a contemplare il
momento. Sembra di essere morti. Sai che sei sottoterra, qualsiasi cosa
potrebbe intrappolarti la sotto, persino la paura potrebbe giocare brutti
scherzi. Ma tutto sommato, e’ solo un’altra grande esperienza da raccontare, e ringrazio
il Signore per quello che sto vivendo, per avere anche questa possibilita’.
Torno verso la superficie, cercando di ricordare la direzione da prendere nel
paio di bivi incontrati lungo la discesa. Fortunatamente li azzecco entrambi,
e, seppur con le mani congelate, un ginocchio malandato e il parka sporco,
riguadagno la superficie terrestre, e la luce. Luce. Durante gli ultimi metri
sottoterra mi impersono in un disperso li dentro, alla disperata ricerca della
luce, della terra, dell’uscita da un posto cosi’ infernale per lui – in lotta
per sopravvivere – ma anche cosi’ terribilmente affascinante per me, semplice
turista in cerca di nuove emozioni.
Riprendo la mia via verso il parcheggio, 13,5 chilometri
piu’ avanti, in realta’ indietro perche’ torno dalla parte da cui sono arrivato
per raggiugnerlo. Penso sia una passeggiata, anche se la caviglia mi fa male
sul serio. Si trasforma in un maledetto calvario. La discesa mina severamente
le punte delle mie dita, e’ come tenere premuto un dito su un tavolo per
diverso tempo: poi non lo senti piu’. La mia caviglia grida riposo assoluto, e’
come se un nervo malmesso mi arrecasse dolore ad ogni passo. Tutto sommato, con
oggi sono 8 giorni di fila che cammino, di cui 6 con uno zaino di una
quindicina di chili, chilo piu’ chilo meno. Dopo 3 mesi di nulla assoluto,
potrei dirmi fortunato a reggermi ancora in piedi. E a dirla tutta, ho dato
prova di grande condizione invece, compiendo regolarmente ogni camminata tra il
50 e il 75% del tempo suggerito. Sono contento, ma dannatamente malmesso, ho
bisogno di riposare il mio corpo per almeno 3 giorni. Non vedo l’ora di
raggiungere il parcheggio, ma la camminata diventa infinita. Sogno il rumore di
macchine, ma continuo a sentire solo le onde che si infrangono sulle sponde del
lago e a vedere solo alberi. Sto per cedere, anche se continuo a camminare
veloce, voglio finirla il prima possibile.
E arrivo, alla fine. Passo il ponte, raggiungo le toilets,
il parcheggio. Impreco per la felicita’. Raramente son stato cosi’ contento di
posare il mio culo su una superficie morbida, in questo caso il sedile della
macchina.
Voglio mangiare qualcosa, farmi una doccia e sedermi su un
divano. Basta. Saro’ piu’ che contento cosi’, non mi serve altro. Dopotutto,
sono uno che si accontenta di poco.
giovedì 8 novembre 2012
La mia vita e' un'autostrada
La vita non e' altro che una corsa verso la felicita', e la felicita' nella vita io l'immagino come una piramide. La base e' fatta non di pietre enormi, pesanti, ma di tante piccoli mattoni che sorreggono il resto della struttura. E' vero che le cose che lasciano i segni maggiori sulle nostre esistenze sono macroscopici, indelebili, forti, non li dimentichiamo, non possiamo tralasciarli. Ma la base che sorregge il tutto, il carburante che ci fa andare avanti ogni giorno, i piccoli guerrieri che sconfiggono gli eserciti della tristezza, della delusione, dello sconforto - sempre pronti ad aggredirci - ecco quelli sono le piccole gioie quotidiane, i piccoli gesti. Me ne rendo sempre piu' conto.
L'altro giorno io ed il mio amico Evan, che ho conosciuto lungo la Milford Track, siamo andati a camminare. Non si fa molto altro in questi giorni, in questo paese. E' la cosa piu' bella che ci sia. Abbiamo camminato in cima ad un monte da dove si poteva godere della vista di un mondo che sembrava infinito: verdi vallate sepreggianti, un fiume dal colore cristallino, di quelli che vedi alla tv e dici "Mio Dio che splendore!". Catene montuose a perdita d'occhio, la neve che imbianca le cime e non solo, anche sotto i mille metri talvolta. La vegetazione. Il canto degli uccellini, variopinti in tonalita' decisamente a me sconosciute. Il nostro pianeta e' meraviglioso. Questa vista e' un incanto. I laghetti riflettono le montagne circostanti come in un dipinto del piu' talentuoso artista dell'Ottocento.
Puo' bastare a dare il significato ad una vita intera.
Ma scendiamo, parliamo con la gente lungo il sentiero, ascoltiamo le loro esperienze, le loro vite, e condividiamo le nostre. Che bella cosa la condivisione, arricchisce le nostre esistenze. Avanti scegliamo un campeggio, tira vento, ci sono insetti fastidiosissimi, ma va bene. Proviamo ad accendere il fuoco - le mie tattiche da Bear Grylls pero' falliscono miseramente! - e ci rassegnamo alla fine a cucinare sui nostri fornelli da campo. Dopo diverse peripezie, un piatto da 2 etti e mezzo di pasta integrale al sugo a ciascuno, mangiato seduti su un tronco d'albero che fronteggia una prateria che termina in una valle montuosa, forma a V, ci sembra il pasto migliore della nostra vita. Scalda, riempie, fortifica lo spirito. Prepara alla notte incombente.
Evan mi insegna a prepare gli S'mores, marshmallows bruciati sul classico ramoscello e una volta pronti, infilati direttamente dal bastone su uno strato di biscotto e cioccolato. Paradisiaci. Una golosita' che ci rende felici, come i bambini davanti ad un pacchetto di caramelle. Arrostiamo marshmallows per 15 minuti, e ci prepariamo per la notte. Per quanto fredda e dura, senza materassino, a gelare sebbene con 4 strati di vestiti addosso, non spacca la felicita' e la gioia per una giornata del genere.
Il giorno dopo siamo di nuovo sul sentiero, a Marian Lake, una gemma incastonata in una piccola valle glaciale. Il sole splende su di noi ancora, siamo parecchio fortunati per cio', in un parco che riceve mediamente 6 metri di pioggia l'anno. E noi siamo cosi' contenti per il divertimento avuto sulla trail, per il sole, per essere qui, liberi, per condividere tutto cio', che ci mettiamo in mutande e ci gettiamo nell'acqua gelida, coraggiosi, a fare il bagno. E' il coronamento di diversi giorni di amicizia, di bei momenti, di valli e vette, di fiumi e laghi. Ci scambiamo il 5, da veri amici. Ci conosciamo da una settimana, ma siamo come fratelli. Hey bro.
La sera, finalmente al caldo di un letto degno di tal nome, ripenso a tutto cio'. E' vero, nella mia mente rimarranno indelebili le immagini del lago, delle vette innevate, come rimagono ferme le immagini di Grand Canyon, di Bryce, di Zion. Quando ne parlo, mi emoziono sempre, e sono sempre vivido nelle descrizioni di questi paradisi che la natura ci regala.
Ma nel mio cuore, oltre a questo, porto molto altro. Porto le facce di gente conosciuta camminando, per caso. Porto i sorrisi di amici da tante parti del mondo, che con me hanno condiviso esperienze di viaggio e che come me, lo stanno ancora facendo. Porto il battere il pugno con fratelli con cui ho passato piu' tempo, con cui mi trovo bene, che suppliscono alla mancanza dei miei vecchi amici. Porto la condivisione di fatiche, di pioggia, di vento, di freddo. Porto i marshmallows arrostiti sul fuoco, i sorrisi da essi ricavati. Porto la gioia che solo il contatto umano, lo stare insieme, il condividere, puo' donare.
Queste, sono i piccoli mattoni che mi sorreggono. E sorreggono anche il peso che una vista cosi' reca con se': una prateria ingiallita - l'erba verde deve ancora trovare il suo spazio - la valle ai lati si erge maestosa, verde, impenetrabile, spunta dal terreno e sale perpendicolare, la montagne coperte di neve sullo sfondo, a chiudere questo piccolo angolo di paradiso. Un peso imponente. Da solo a volte, e' difficile da sopportare, da assaporare, da godere. Difficile, anche se non impossibile.
Con qualche buon amico al fianco, anche i pesi piu' grandi, una volta divisi, si sostengono.
Ecco come ho visto la vita in questi giorni.
Ringrazio sempre il mio Dio per quello che ha creato, perche' e' straordinario. E lo ringrazio anche perche' mette sulla mia strada persone magnifiche.
La mia non e' piu' solo una stradella di campagna, che corre dritta per la sua via, isolata, deserta.
La mia sta diventando un'autostrada, trafficata, piena di svincoli e di altre strade che si congiungono ad essa. E la mia autostrada, per quanto ne vedo ora, porta verso luoghi magnifici.
L'altro giorno io ed il mio amico Evan, che ho conosciuto lungo la Milford Track, siamo andati a camminare. Non si fa molto altro in questi giorni, in questo paese. E' la cosa piu' bella che ci sia. Abbiamo camminato in cima ad un monte da dove si poteva godere della vista di un mondo che sembrava infinito: verdi vallate sepreggianti, un fiume dal colore cristallino, di quelli che vedi alla tv e dici "Mio Dio che splendore!". Catene montuose a perdita d'occhio, la neve che imbianca le cime e non solo, anche sotto i mille metri talvolta. La vegetazione. Il canto degli uccellini, variopinti in tonalita' decisamente a me sconosciute. Il nostro pianeta e' meraviglioso. Questa vista e' un incanto. I laghetti riflettono le montagne circostanti come in un dipinto del piu' talentuoso artista dell'Ottocento.
Puo' bastare a dare il significato ad una vita intera.
Ma scendiamo, parliamo con la gente lungo il sentiero, ascoltiamo le loro esperienze, le loro vite, e condividiamo le nostre. Che bella cosa la condivisione, arricchisce le nostre esistenze. Avanti scegliamo un campeggio, tira vento, ci sono insetti fastidiosissimi, ma va bene. Proviamo ad accendere il fuoco - le mie tattiche da Bear Grylls pero' falliscono miseramente! - e ci rassegnamo alla fine a cucinare sui nostri fornelli da campo. Dopo diverse peripezie, un piatto da 2 etti e mezzo di pasta integrale al sugo a ciascuno, mangiato seduti su un tronco d'albero che fronteggia una prateria che termina in una valle montuosa, forma a V, ci sembra il pasto migliore della nostra vita. Scalda, riempie, fortifica lo spirito. Prepara alla notte incombente.
Evan mi insegna a prepare gli S'mores, marshmallows bruciati sul classico ramoscello e una volta pronti, infilati direttamente dal bastone su uno strato di biscotto e cioccolato. Paradisiaci. Una golosita' che ci rende felici, come i bambini davanti ad un pacchetto di caramelle. Arrostiamo marshmallows per 15 minuti, e ci prepariamo per la notte. Per quanto fredda e dura, senza materassino, a gelare sebbene con 4 strati di vestiti addosso, non spacca la felicita' e la gioia per una giornata del genere.
Il giorno dopo siamo di nuovo sul sentiero, a Marian Lake, una gemma incastonata in una piccola valle glaciale. Il sole splende su di noi ancora, siamo parecchio fortunati per cio', in un parco che riceve mediamente 6 metri di pioggia l'anno. E noi siamo cosi' contenti per il divertimento avuto sulla trail, per il sole, per essere qui, liberi, per condividere tutto cio', che ci mettiamo in mutande e ci gettiamo nell'acqua gelida, coraggiosi, a fare il bagno. E' il coronamento di diversi giorni di amicizia, di bei momenti, di valli e vette, di fiumi e laghi. Ci scambiamo il 5, da veri amici. Ci conosciamo da una settimana, ma siamo come fratelli. Hey bro.
La sera, finalmente al caldo di un letto degno di tal nome, ripenso a tutto cio'. E' vero, nella mia mente rimarranno indelebili le immagini del lago, delle vette innevate, come rimagono ferme le immagini di Grand Canyon, di Bryce, di Zion. Quando ne parlo, mi emoziono sempre, e sono sempre vivido nelle descrizioni di questi paradisi che la natura ci regala.
Ma nel mio cuore, oltre a questo, porto molto altro. Porto le facce di gente conosciuta camminando, per caso. Porto i sorrisi di amici da tante parti del mondo, che con me hanno condiviso esperienze di viaggio e che come me, lo stanno ancora facendo. Porto il battere il pugno con fratelli con cui ho passato piu' tempo, con cui mi trovo bene, che suppliscono alla mancanza dei miei vecchi amici. Porto la condivisione di fatiche, di pioggia, di vento, di freddo. Porto i marshmallows arrostiti sul fuoco, i sorrisi da essi ricavati. Porto la gioia che solo il contatto umano, lo stare insieme, il condividere, puo' donare.
Queste, sono i piccoli mattoni che mi sorreggono. E sorreggono anche il peso che una vista cosi' reca con se': una prateria ingiallita - l'erba verde deve ancora trovare il suo spazio - la valle ai lati si erge maestosa, verde, impenetrabile, spunta dal terreno e sale perpendicolare, la montagne coperte di neve sullo sfondo, a chiudere questo piccolo angolo di paradiso. Un peso imponente. Da solo a volte, e' difficile da sopportare, da assaporare, da godere. Difficile, anche se non impossibile.
Con qualche buon amico al fianco, anche i pesi piu' grandi, una volta divisi, si sostengono.
Ecco come ho visto la vita in questi giorni.
Ringrazio sempre il mio Dio per quello che ha creato, perche' e' straordinario. E lo ringrazio anche perche' mette sulla mia strada persone magnifiche.
La mia non e' piu' solo una stradella di campagna, che corre dritta per la sua via, isolata, deserta.
La mia sta diventando un'autostrada, trafficata, piena di svincoli e di altre strade che si congiungono ad essa. E la mia autostrada, per quanto ne vedo ora, porta verso luoghi magnifici.
martedì 6 novembre 2012
venerdì 2 novembre 2012
Korea
Oggi per me e’ stata l’ultima giornata a Queenstown, ma piu’
che altro e’ stata l’ultima giornata con gli Hong, i miei nuovi amici coreani
nonche’ padroni di casa. Sono delle persone molto semplici e gentili. Josef mi
fa morir dal ridere.
Non mi hanno mai dato motivo, sin dall’inizio, di dubitare
di loro, o di dovermi preoccupare per qualsiasi cosa. Ultimamente non volevano
neanche che lavassi i piatti. (forse perche’ hanno scoperto come li lavo)
Oggi Josef ha voluto che io assaggiassi del tipico cibo
coreano, cosi’ mi ha cucinato una zuppa di alghe (prima volta in assoluto che
mangio alghe – quelle verdi e lunghe che si vedono nei documentari sugli
oceani!) del cavolo speziato e del cavolo fritto. Ah e delle radici di sedano.
Cose che credo non avrei mangiato neanche sotto tortura, per ospitalita’ le
assaggio. E tutto sommato non son nemmeno cosi’ rivoltanti! Un’altra versione
di alghe – tipo essiccatte – messe sotto forma di lastrelle, sono buonissime
per avvolgere il riso. E sanno un po’ da patatine. Josef, visto il mio
apprezzamento, me ne regala due scatole.
Io stasera ho cucinato loro un po’ di pasta fatta come si
deve. Italian style (Gangnam e’ coreano invece, me ne hanno parlato oggi! Ora
so la storia di quello scemo che balla!) Loro la pasta mi e’ parso di capire la
friggano. Bl. Ad ogni modo, la mia pasta acciughe olio e olive e’ stata
apprezzata. Anche da me, ci voleva. Abbiamo passato una bella oretta a tavola a
parlare, ed e’ stato bello. Quasi commovente, quando Josef, per salutarmi, ha
detto che sono un ragazzo brillante, che ho capito tante cose, e che ho un gran
futuro davanti a me. Io gli dico qualcosa come “Ma va, figurati, mi sovrastimi”.
Ma lui era convinto. Me lo ha ripetuto. Mi ha detto di sfruttare queste
occasioni che avro’, il lavoro che prendero’, mi portera’ da qualche parte.
Alla fine, quando stavo scendendo le scale per andare in
camera, mi ferma e fa: “Stavo anche pensando di presentarti una ragazza
coreana, ha la tua eta’ ed e’ appena arrivata qui. Te la faro’ vedere.”
Io non so perche’, ma credo di non meritarmi tutto questo.
Voglio dire, trovare persone cosi’. Guardo indietro nella mia vita, soprattutto
negli ultimi anni, e vedo persone immense trovate qua e la, anche un po’ per
caso. E mi domando, perche’ io? Non ho fatto nulla di speciale, non sono
nessuno, credo di non essere una persona indimenticabile agli occhi degli
altri. Eppure, ho la fortuna di conoscere persone incredibili, di cui mi
fiderei (quasi) ciecamente.
Non credo di meritarmi tutto questo, ma una cosa e’ sicura,
faro’ di tutto per migliorare, per poter essere degno di quel che mi capita.
Per avere mani e cuore grandi abbastanza per accogliere tutto questo. Chissa’
che lungo questa lunga strada non mi manchino le energie, e le mie gambe e le
mie spalle crescano allenate a sopportare i pesi e le fatiche. Un futuro
brillante. Ci provero’.
giovedì 1 novembre 2012
Qualcosa salta fuori
Mi sento quasi obbligato a scrivere perche’ non sto
scrivendo nulla. In questi ultimi giorni (2) in effetti non ho fatto granche’:
Halloween qui e’ stato piu’ spento del previsto –per fortuna, non sono a
livello degli americani qua – il tempo e’ peggiorato, e io ho dverse cose da
fare indoor. Ad esempio, sistemare le foto arretrate che avevo gia’ accumulato,
preparare i miei piani immediati, rimettere in ordine il macello che ho nel
buco di camera in cui mi trovo.
Potrei dirvi di come il mio coltellino si sia praticamente
incollato CHIUSO grazie allo stupido barattolo di bagnoschiuma che si e’ aperto
in valigia e mi ha inondato il beauty (dove apunto tenevo il coltellino – gran posto
eh?) di sostanza blu. Potrei raccontarvi che ho comprato un cuscino di quelli
bassi e semiduri come quelli su cui piace dormire a me (non come quelli enormi
piumosi dove la tua testa affonda nella notte e rischi di soffocare ogni minuto
di piu’), per poi scoprire che e’ duro quanto la roccia su cui dormi’ San
Francesco. Cuscino che peraltro annovero nella lista dei sospettati come causa
del fortissimo male al collo con cui mi son svegliato stamattina. Potrei dirvi
che al supermercato compro biscotti di seconda scelta e che sono buonissimi
cacchio! Grassi ma buoni! Insomma, avrei un sacco di piccole cose da dirvi, ma
passo oltre, non sono interessanti. Tipo sapere che qua PENNA e’ pronunciata
come PIN (il codice delle carte) e viceversa, non solo non e’ interessante, ma
da anche sui nervi per quanto mi riguarda.
Quindi, vado dritto ad una cosa a cui pensavo poco fa,
mentre per il terzo giorno di fila facevo scattare l’allarme antincendio (o
antifumo) cucinando una semplice pasta: la vita fuori di casa non e’ malaccio
credo. Mi alzo quando voglio, per ora, ho i miei orari per qualsiasi pasto, li
cambio ogni giorno perche’ mi piace essere variegato, mi faccio la spesa che
voglio, nessuno chiama al telefono per assillarmi e convincermi a cambiare
compagnia elettrica. Sembra forte! Chiaro: non faccio le pulizie, non cucino
per gli altri, non devo star dietro a tutte le menate casalinghe. Se lo facessi
davvero, vivrei in un porcile. Avrei delle capre come animali domestici. Ma fin
qua, la cosa mi convince.
Oggi alla fin fine oltre a non aver fatto nulla via di
piegare vestiti, fare una lavatrice, andare a fare spesa e comprare qualche
utensile, una cosa l’ho fatta: ho prenotato la Milford Track. Dicono sia il
sentiero piu’ bello al mondo, addirittura. Beh, bisogna farlano? Ebbene,
essendo lunga 53 chilometri e solitamente divisa su 4 giorni (per me 3 son
quasi troppi a dire il vero, visti dislivello etc) serve un alloggio notturno.
Qui le cose non sono come in America o ancor meglio, come in Italia. Da noi ci
sono bivacchi gratuiti, o come faccio io, tanti spazi erbosi dove piantare una
tenda for free. E’ casa mia come casa di chi mi governa la fuori. In America,
se dico una cosa del genere mi trovo in gabbia nella peggior prigione del Texas
di fianco ad uno stupratore seriale, quindi dico solo che ci sono tanti
campeggi disponibili per modiche cifre – diciamo tra i 15 e i 20 dollari. Qui
sono degli stronzi. Ecco. Backpacker-friendly.. haha. Non smettero’ mai di
dirlo. I backpacker che immaginano loro sono tedeschi figli del sig.Krupps in
gitarella di due mesi (pausa universitaria) che si possono permettere di fare
un giorno skydiving e il giorno dopo bungy. E quello dopo ancora, offrono da
bere giu’ a Queenstown. Sfortunatamente quello e’ il mondo dei sogni, e io devo
ancora trovarne l’entrata (ma quado lo faccio eh..), quindi mi limito a dire
che 54 fottuti dollari neozelandesi per una notte in uno hut della minchia –
per giunta senza doccia – sono una ladrata colossale. Il fatto e’ questo: sono
3 notti a 54 dollari l’una, piu’ il trasporto in barca all’inizio della trail, il
trasporto in barca alla fine della trail, e l’ultimo pezzo via bus. Totale per
camminare la Milford Track da Novembre ad Aprile? 324 maledetti dollari. Sono
sbiancato. E subito ho pensato al piano B, dove la B sta per BEARGRYLLS. Mi
caccio la tenda in zaino, salto in barca, e parto. Quando calano le tenebre mi
sistemo da qualche parte fuori dalla pista, pianto la tenda, e buonanotte al
secchio. Ma no! Dicono, dicono, che sia impossibile data la conformazione del
territorio: rocce glaciali e fitta foresta rendono impossibile anche sedersi su
un fazzoletto di terra dritta. Piovono imprecazioni senza soluzione di
continuita’. Mi arrendo e sgancio la grana.
Ma si, tutto sommato sono qui per questo: non per sganciare
a ripetizione – anche se alla fine quello e’ – ma per vivere il piu’ possibile.
Si vive una volta sola, e se c’e’ qualcosa di meritevole da fare la’ fuori, lo
si fa. Con senno, ma lo si fa. E questa era un’occasione che non potevo proprio
perdere.
Anche perche’, tanto per la cronaca, se non partivo sabato,
la prossima data disponibile era a fine stagione, APRILE.
mercoledì 31 ottobre 2012
Lake Tekapo
Puoi dormire in macchina, scomodo, al freddo, svegliarti con le ossa a pezzi, di cattivo umore. Ci sta tutto, quando poi la prima cosa su cui posi gli occhi, e' qualcosa del genere. E quando non c'e' anima viva che disturbi la quiete di questo spettacolo incredibile.
![]() |
| Lake Tekapo, New Zealand. Copyright Emanuele Canton, 2012. |
lunedì 29 ottobre 2012
Torno indietro di qualche giorno
Credo che per vivere appieno la vita, per sentirsi bene,
bisogna lasciare i soliti schemi, abbandonare le certezze, uscire dalle
convenzioni. Oltrepassare la normalita’ e la routine e abbandonarsi all’ignoto,
al non frequente. Darsi all’esplorazione. Questo per tante cose: vale per posti
fisici, per le altre persone, per il nostro io interiore.
Io lo scopro solo ora. Con questo non voglio dire che basta
uscire di casa e dalla routine quotidiana per sentirsi improvvisamente
realizzati, compiuti, raggiunti. Quello sarebbe piu’ un tocco di bacchetta
magica, strumento che purtroppo devo ancora conoscere. Ma l’improvvisa sferzata
d’aria fresca che solo l’ignoto puo’ dare e’ paurosa, e sa di magico.
Rimanere legati ad un posto, a certe sicurezze o piuttosto
consuetudini puo’ far perdere alcuni sensi, e scrollarsi di dosso la normalita’
puo’ risvegliarli e cosi’, donarti un’aria nuova, un po’ di freschezza che sono
a mio parere estremamente gratificanti. Un esempio: stare seduti mezzora sulla
tavoletta del bagno causa un’afflusso minore di sangue alle gambe e ai piedi in
particolare, provocando quella spiacevole reazione di pizzichio una volta che
decidiamo di alzarci. Fatto cio’ pero’, dopo poco riacquistiamo la nostra
normale funzionalita’, grazie alla rinnovata circolazione sanguigna. E ci
sentiamo meglio – in confronto al pizzichio di poco prima. Il meccanismo e’
questo: solo che gli interpreti stavolta sono i nostri sentimenti, le nostre
emozioni.
Io avevo dimenticato quanto bello fosse guidare senza fretta
per strade sconosciute di un paese lontano. Contemplare gli alberi, i fiumi, le
montagne, gli animali selvatici. Non sapevo quanto incredibilmente soprendente
fosse arrivare a casa di uno sconosciuto che oltre a darti un letto e un bagno,
ti offre una cena calda e la colazione al mattino. Ignoravo quanto e dove
potesse arrivare la mia forza di volonta’ – sono arrivato ad un livello che non
avrei mai sperato e son sicuro che posso andare ben oltre. E tutto cio’ e’
fantastico!
Guidare da Auckland a Wellington ha un deciso che d’Irlanda,
senza pioggia pero’. Gli alberi ti ricordano una lontana isola dei tropici, la
fauna.. beh di quella non se ne vede granche’ in realta’, se c’e’ una pecca
finora e’ quella. L’aria e’ fresca, pulita, diversa, quasi si percepisce che si
e’ in un’emisfero diverso. La temperatura, sebbene non superi i 18-19 gradi
ora, e’ ottima. Sto in spiaggia, senza maglietta, e sudo. Sembra strano, sembra
quasi che il caldo sia troppo anche se caldo non e’ ma che il freddo non sia
cosi’ tanto freddo. E’ bello qui. Mentre guidi – a sinistra ovviamente – perdi
lo sguardo verso posti sconosciuti, neanche tanto studiati a dire il vero, e
fantastichi di future avventure su e giu’ per i sentieri del posto. Passo
vicino a Egmont National Park che altro non e’ un recipiente un po’ piu’
spazioso per il maestoso Mt.Taranaki, che vagamente risemblante Mt.Rainier, si
erge solitario, innevato, sulla pianura circostante. Passo una sfilza di
piccoli paesini e villaggi che hanno un che di turistico ma senza quell’aria
esagerata che gli si da in America (strade assiepate di motels e fast-foods,
che ci sono anche qui, ma in misura nettamente minore). Sembra piacevole, anche
se non c’e’ nulla da fare. Non ci sono grandi attrazioni, negozi da paura,
passatempi. C’e’ solo quella grossa montagna che ti guarda da una quarantina di
chilometri di distanza. E’ rilassante guidare la road 3 verso Wanganui. E ci
arrivi la sera, stanco ma felice.
Pensando che potresti essere a casa, stipendiato, coccolato,
senza pensieri. Ma invece sei li, a godertela tutta, a metterti in gioco, a
guidare senza farsi troppi problemi, a prenderti l’aria in faccia, a respirarla
a pieni polmoni. Non c’e’ paragone.
domenica 28 ottobre 2012
martedì 23 ottobre 2012
Cosa vuol dire "sogno"
E' il 24 ottobre, e mi trovo ad Auckland, in Nuova Zelanda. E chi l'avrebbe mai detto? Pochi credo, e nemmeno io mi annovero tra quelli onestamente.
Ho affrontato un viaggio che per 47 ore non mi ha fatto appoggiare la testa su un cuscino, che ha incollato il mio sedere [alla fine] distrutto per 22 ore ai sedili poco reclinabili di diversi aerei, che mi ha fatto vedere 5 diversi aeroporti nell'arco di 2 giorni. Wow. Wow! Non ci avrei mai pensato. E questo pensiero l'ho fatto una volta decollato da Melbourne, dove poco prima respiravo aria australiana, quell'aria che gia' dall'alba - con le sue tinte rosate su un limpido cielo azzurro infinito - sa da spazi immensi, da alberi esotici, da fattorie in continuazione e da canguri, ragni, serpenti, squali e coccodrilli. L'Australia tanta gente la vede solo in tv, e questo e' quel che passa! E sorvolarla, vederne i tratti del sud-ovest, le foreste qua e la, i laghetti, le poche catene montuose all'orizzonte, la costa di un blu mai visto.. mi hanno fatto emozionare parecchio. Stavo guardando "Il Re Leone" in italiano mentre volavo, e non so se mi si sono velati gli occhi piu' per la morte di Mufasa o per i pensieri che facevo su questo paese.
Eppure Dubai sembrava di un altro pianeta: 31 gradi a mezzanotte, un fiume, una marea di luci ovunque, i taxi che erano auto di lusso e tanta gente strana. Strana? Si, per noi. Per me. Per la mia cultura. Mentre cammino per l'aeroporto, dove per rendere piu' viva la cosa si sono piantate finte palme lungo i corridoi, e mentre penso che forse la quantita' di luci e' direttamente proporzionale ai soldi che costoro hanno da spendere (non ho provato, ma secondo me c'e' una luce rossa girevole anche in cesso che si illumina quando riesci a mollarla!), ecco realizzo che il burka esiste. Sul serio! Non e' una leggenda che le donne vanno via assiepate dietro questo groviglio di fasce eh! E fa specie. Come tutte le cose, in positivo o in negativo, in grande o in piccolo, vedere di persona fa sempre un altro effetto. Specialmente nel loro vero contesto. Ci sono donne di cui vedo a malapena gli occhi. E mentre mi soffermo con sguardo tipicamente italiano a scrutare meglio qualche avvenente giovane donna burkata, mi domando se in realta' non sto rischiando la vita osando fare tutto cio'. Probabilmente alle mie spalle si cela un califfo locale che brandisce una scimitarra sul dorso del suo cammello.
Ma la meta di tutto questo girovagare, dai, e' la Nuova Zelanda. Una volta fatta fino all'Australia, sembra proprio dietro l'angolo. Anche l'enorme stanchezza non dico scompaia, ma cede il passo a qualcos'altro che non riesco a descrivere. Incredulita', realizzazione, eccitazione, paura. Un gran bel mix. Scendendo verso l'aeroporto do un occhio alla linea costiera. Mentre atterro sembra di essere a Venezia, con la pista che si materializza giusto quando inizi a pensare "Stiamo volando su un aircraft ed in verita' atterreremo sull'acqua". Fuori pero', pare un miscuglio tra la Scozia, l'Irlanda e le coste del Nord Ovest degli States. Un verde infinito, parecchi alberi, il mare. Un sali-scendi continuo di versi colline. L'inizio, a parte il cielo grigio, promette niente male. Io sono organizzato bene, combatto con efficacia la mole di bagagli - una valigia da 20 kg in mano, uno zaino 85 lt con 10 kg di peso in spalla, uno zainetto da 8,5 kg davanti - e passo i controlli anche se gli ispettori non mi aiutano (mi fanno tirar fuori la tenda e la "disinfestano", sapete, qui son malati con l'importazione di specie animali da fuori! Giustamente!) ed esco in fretta. Il visto praticamente quasi manco me lo guardano. Pazzesco, mi han fatto piu' storie in Italia che qua! Una volta fuori, sapete, son le solite cose: l'autobus, l'alloggio, fai una piccola spesa - mi mancavano gli infradito as esempio - e.. e vai a dormire. Il ristorante deserto e schifoso dove mangio alle 5 locali di certo non mi mette allegria, e dopo aver trovato un possibile venditore per la macchina, mi rifugio sotto le coperte. Non vedo l'ora di chiudere gli occhi. So che non sara' tanto caldo, le due finestre della camera hanno due paurose aperture che non posso chiudere, quindi mi tengo la felpa e i calzini a portata di mano.
Scopro solo ora, il mattino seguente, che avevo la coperta termica sotto il culo. Bastava attaccare la spina!
Talvolta certe cose che perseguiamo durante la nostra vita ci sembrano irrealizzabili. E quando le realizziamo, le viviamo, le tocchiamo con mano, tali ancora ci sembrano. Ecco cos'e' un sogno: un qualcosa che certe volte e' immateriale, sembra impossibile, irraggiungibile, anche se fortemente voluto. Altre e' una cosa che si concretizza, e per il suo aspetto bellissimo, meraviglioso, ci sembra ancora, totalmente, irreale.
Ho affrontato un viaggio che per 47 ore non mi ha fatto appoggiare la testa su un cuscino, che ha incollato il mio sedere [alla fine] distrutto per 22 ore ai sedili poco reclinabili di diversi aerei, che mi ha fatto vedere 5 diversi aeroporti nell'arco di 2 giorni. Wow. Wow! Non ci avrei mai pensato. E questo pensiero l'ho fatto una volta decollato da Melbourne, dove poco prima respiravo aria australiana, quell'aria che gia' dall'alba - con le sue tinte rosate su un limpido cielo azzurro infinito - sa da spazi immensi, da alberi esotici, da fattorie in continuazione e da canguri, ragni, serpenti, squali e coccodrilli. L'Australia tanta gente la vede solo in tv, e questo e' quel che passa! E sorvolarla, vederne i tratti del sud-ovest, le foreste qua e la, i laghetti, le poche catene montuose all'orizzonte, la costa di un blu mai visto.. mi hanno fatto emozionare parecchio. Stavo guardando "Il Re Leone" in italiano mentre volavo, e non so se mi si sono velati gli occhi piu' per la morte di Mufasa o per i pensieri che facevo su questo paese.
Eppure Dubai sembrava di un altro pianeta: 31 gradi a mezzanotte, un fiume, una marea di luci ovunque, i taxi che erano auto di lusso e tanta gente strana. Strana? Si, per noi. Per me. Per la mia cultura. Mentre cammino per l'aeroporto, dove per rendere piu' viva la cosa si sono piantate finte palme lungo i corridoi, e mentre penso che forse la quantita' di luci e' direttamente proporzionale ai soldi che costoro hanno da spendere (non ho provato, ma secondo me c'e' una luce rossa girevole anche in cesso che si illumina quando riesci a mollarla!), ecco realizzo che il burka esiste. Sul serio! Non e' una leggenda che le donne vanno via assiepate dietro questo groviglio di fasce eh! E fa specie. Come tutte le cose, in positivo o in negativo, in grande o in piccolo, vedere di persona fa sempre un altro effetto. Specialmente nel loro vero contesto. Ci sono donne di cui vedo a malapena gli occhi. E mentre mi soffermo con sguardo tipicamente italiano a scrutare meglio qualche avvenente giovane donna burkata, mi domando se in realta' non sto rischiando la vita osando fare tutto cio'. Probabilmente alle mie spalle si cela un califfo locale che brandisce una scimitarra sul dorso del suo cammello.
Ma la meta di tutto questo girovagare, dai, e' la Nuova Zelanda. Una volta fatta fino all'Australia, sembra proprio dietro l'angolo. Anche l'enorme stanchezza non dico scompaia, ma cede il passo a qualcos'altro che non riesco a descrivere. Incredulita', realizzazione, eccitazione, paura. Un gran bel mix. Scendendo verso l'aeroporto do un occhio alla linea costiera. Mentre atterro sembra di essere a Venezia, con la pista che si materializza giusto quando inizi a pensare "Stiamo volando su un aircraft ed in verita' atterreremo sull'acqua". Fuori pero', pare un miscuglio tra la Scozia, l'Irlanda e le coste del Nord Ovest degli States. Un verde infinito, parecchi alberi, il mare. Un sali-scendi continuo di versi colline. L'inizio, a parte il cielo grigio, promette niente male. Io sono organizzato bene, combatto con efficacia la mole di bagagli - una valigia da 20 kg in mano, uno zaino 85 lt con 10 kg di peso in spalla, uno zainetto da 8,5 kg davanti - e passo i controlli anche se gli ispettori non mi aiutano (mi fanno tirar fuori la tenda e la "disinfestano", sapete, qui son malati con l'importazione di specie animali da fuori! Giustamente!) ed esco in fretta. Il visto praticamente quasi manco me lo guardano. Pazzesco, mi han fatto piu' storie in Italia che qua! Una volta fuori, sapete, son le solite cose: l'autobus, l'alloggio, fai una piccola spesa - mi mancavano gli infradito as esempio - e.. e vai a dormire. Il ristorante deserto e schifoso dove mangio alle 5 locali di certo non mi mette allegria, e dopo aver trovato un possibile venditore per la macchina, mi rifugio sotto le coperte. Non vedo l'ora di chiudere gli occhi. So che non sara' tanto caldo, le due finestre della camera hanno due paurose aperture che non posso chiudere, quindi mi tengo la felpa e i calzini a portata di mano.
Scopro solo ora, il mattino seguente, che avevo la coperta termica sotto il culo. Bastava attaccare la spina!
Talvolta certe cose che perseguiamo durante la nostra vita ci sembrano irrealizzabili. E quando le realizziamo, le viviamo, le tocchiamo con mano, tali ancora ci sembrano. Ecco cos'e' un sogno: un qualcosa che certe volte e' immateriale, sembra impossibile, irraggiungibile, anche se fortemente voluto. Altre e' una cosa che si concretizza, e per il suo aspetto bellissimo, meraviglioso, ci sembra ancora, totalmente, irreale.
sabato 20 ottobre 2012
Stavolta, si parte
Eh si,
ormai ci siamo.
Ho imprecato, lottato, faticato, rischiato, atteso per
questo momento per mesi. E alla vigilia del 21 ottobre 2012, (ci sono solo 2,1
e 0 nella data.. che centri qualcosa?! Bah!) posso dire di esserci arrivato. La
fine di un ciclo, l’inizio di un’altro. E le sensazioni sono stranissime.
Sapete, con alcuni di voi lettori ho passato un po’ di tempo
in queste ultime settimane. Durante le ultime due soprattutto, chi a cena, chi
prima di cena, chi per mezz’ora, chi per un pomeriggio intero, ho cercato di
stare con molta gente. Volevo andar via avendo salutato o detto qualche parola
un po’ a tutti. Soprattutto a quelli che solitamente passano piu’ tempo con me.
Ho fatto tante cose in quest’ultimo periodo, e sono grato a tutti coloro che ci
hanno messo del loro. Mi son sentito importante, benvoluto, coinvolto. Ed e’
bello. Anche se non dovrebbe volerci una partenza del genere per sentirlo – e
non voglio dire che gli altri giorni non mi sentivo cosi’, sia chiaro – e’ che
con qualcosa del genere di fronte, le cose si amplificano da se’.
Parto non so per quanto. Parto senza un piano granche’
definito. Parto all’avventura. Niente di che, veramente, non e’ nulla di
eccezionale. Pero’ tutto sommato, mi fa sentire strano, soprattutto queste
ultime ore. Gli ultimi giorni sono stato bene con la gente. E’ stato bello
vedere i sorrisi, ricordare episodi, ridere assieme, riuscire a radunare gente
che magari tutta insieme non si vedeva da una vita. E’ stato emozionante vedere
anche gli occhi lucidi di qualcuno. Mi sono emozionato io quando ho salutato un
bambino, che mi faceva ciao con la manina.
Le ultime ora qui invece sono strane. E’ come se vivessi in
una bolla, estraniato dal mondo. Penso solo alle mie cose, all’aeroporto, alla
valigia, alla macchina. Nel cervello, e’ come se fosse scomparso tutto,
qualsiasi altro pensiero. Sono silenzioso. Non riesco a provare ne’ tristezza,
ne’ gioia. Ne’ quella felicita’ contagiosa che ho sfoggiato la sera prima, ne’
l’inquietudine che spesso pervade i momenti prima di molte partenze. E’ come se
fossi una specie di essere etereo che non prova nulla. E’ strano.
Ma credetemi, non vedo l’ora di essere in gioco. Se per un
millesimo di secondo, a volte, mi passa per la mente quanti ostacoli potrei
trovare lungo il mio percorso, mi passa un brivido lungo la schiena. Gli
imprevisti sono sempre dietro l’angolo, ed anche il miglior pianificatore non
puo’ nulla contro di essi. D’altro canto, anche il solo realizzare che si e’
gia’ fatta una gran strada per arrivare fino a questo punto, aiuta. Da coraggio.
Da stimoli. Quel che e’ ancora da venire, si a volte spaventa, ma altre
meraviglia. Illumina gli occhi. Scalda il cuore.
E’ arrivata l’ora di infilarsi le scarpe, mettersi lo zaino
in spalla, e camminare. Tornero’, certo. E voglio tornare migliore. In fondo, e’
anche un viaggio per scoprire meglio me’ stesso. Voglio tornare piu’ maturo,
piu’ grande, piu’ saggio, piu’ scaltro, piu’ sincero, piu’ arricchito. Piu’
felice. Voglio tornare con tanti amici in piu’. Voglio tornare con una grande
voglia di suonare il campanello ai miei migliori amici, un giorno a loro
insaputa, ed abbracciarli dopo tanto tempo. Voglio tornare e condividere tante,
tante storie ed avventure. Voglio tornare con in mente cosa fare della mia
vita. Voglio diventare un uomo migliore lungo il cammino. Un cristiano
migliore. Voglio capire cosa c’e’ dentro me’ stesso, le mie potenzialita’, i
miei limiti, le mie debolezze e i miei punti forti. Voglio farlo con testa, con
coraggio e con consapevolezza.
Si, pare proprio che voglia fare un sacco di cose. Ed e’
cosi’. Voglio anche – ultimo ma tutto fuorche’ ultimo – vedere il mondo.
E ce la faro’, parola mia.
Ciao. Grazie!
martedì 9 ottobre 2012
New travel log
Hi everybody!
Just to inform you that, for the upcoming adventure, the right url moves here:
http://ridetheclouds.wordpress.com/
You'll read about my latest news, destinations, plus some useful tips for places, bookings, travels and holidays in general.
Check it out!
And thanks in advance for your support, really.
Manu
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Manu
domenica 16 settembre 2012
Cavalieri e occhi a mandorla
Oggi il prete in chiesa ha detto una cosa disarmante da quanto semplice, eppur trascurata, essa risulta essere: ai giorni d'oggi sembra che nel mondo venga passata solo la guerra, la crisi, la poverta', l'odio. Insomma, le cose piu' brutte. Sembra che l'esistenza sia legata esclusivamente a sentimenti negativi. Sembra che nel mondo non vi siano spunti che conducano verso la felicita'.
Poi ovviamente - ero in chiesa - il discorso ha preso una piega improntata alla religione. Ora, so che non tutti la vedono come me da questo punto di vista, dunque prendo ora una direzione piu' concreta, e meno religiosa.
Torno a casa e a pranzo, seguo (non per mia volonta', per le informazioni che passano resterei volentieri ignorante) il telegiornale. Una lordura. Una stronzata di pensiero dopo l'altra. Ad un certo punto, anche se ho ospiti, mi alzo e me ne vado, non lo reggo piu'. E' come avere uno stronzo che ti suona heavy metal nelle orecchie mentre sei in una vallata alpina a goderti il paesaggio, sorseggiando acqua fresca.
Da oggi pare che Cina e Giappone stiano litigando per delle isole disperse da qualche parte laggiu', in postacci che non vorrei vedere nemmeno in cartolina. Cosi' a naso, conoscendo l'arguzia dei politicanti worldwide (non sono solo qui in Italia i teste di cazzo, sebbene ve ne sia una sconcertante abbondanza qui) le isole in questione saranno altro che due grosse rocce disabitate ricoperte di sterco di uccelli. E di uova marce. MA - hehe - sono isole di importanza STRATEGICA.
Branco di falliti incompetenti. La gente per strada (alcuni, che secondo me verranno anche imprigionati a breve) dice che le proteste potrebbero essere fomentate dal governo cinese. Ma dai..?!
Ma passiamo oltre.. lasciamo quel mucchio di imbecilli dagli occhi a mandorla a scannarsi per le isole-merda.
Torniamo piu' in qua.
Che cazzo e' successo con sta storia del video su Maometto??! Me lo volete spiegare?
Perche' io sono ignorante, e stando a quel poco che ho appreso in materia pare che qualche americano sfaccendato abbia avuto la geniale idea di creare un pretesto per far andare a fuoco migliaia di bandiere del suo paese in giro per il mondo. Ha creato un video che avrebbe potuto essere potenzialmente offensivo per i credenti in quel dio. Purtroppo, non ha avuto l'accortezza di tenerlo per il suo proprio divertimento, ed il video ha scatenato il putiferio dove quel dio e' adorato - non in America, anche se cellule aderenti si stanno esagitando anche li.
Ora, lasciate che dalla mia ignoranza vi spieghi anch'io un paio di cosette.
Numero uno. Non mi piace fare paragoni, della serie "io sono piu' bravo di te", ma dico, se qualcuno facesse un video dicendo qualche puttanata sul mio Dio, quello in cui credo, ecco.. magari mi sentirei preso in giro, magari argomenterei, metti anche che in un impeto di fede (non porgerei l'altra guancia, bensi') manderei a fare in culo l'ideatore. Ma di qui a bruciare bandiere, creare disordini, bruciare ambasciate e ammazzare gente, non ci sto. Non e' ammissibile. Fortunatamente lo stesso Dio in cui credo non mi ha mai detto esplicitamente di andare ad ammazzare coloro che lo insultano. Fortunatamente. Altrimenti il mondo sarebbe finito non molti decenni dopo la prima crociata.
Numero due. Parlando di crociate. Stupidi ignoranti, volete capirlo che i tempi del Saladino sono finiti da secoli? S-E-C-O-L-I?!
Parliamoci chiaro: vedere in piazza gli STUDENTI di quei paesi, a manifestare contro l'America per questo video, per me e' solo simbolo di palese IGNORANZA. Siete giovani, studiate, ma siete ignoranti come le capre. E sapete perche'? D'accordo, il video e' sbagliato, in linea di principio sono per farmi i fatti miei quindi non vado certo ad offendere il dio altrui. Ma di qui a bollare come DIAVOLO l'America, generalizzare in questo modo, e uccidere gente che non centra nulla.. come si fa?
Se questa vuole essere una critica e una lotta contro l'espansionismo, l'influenza politico-economica dell'America nel mondo arabo, sia cosi'. Ma non esiste, dico non esiste, tirare in ballo la religione e storie talmente futili per mandare il messaggio. Siate uomini almeno. Comportatevi in tal modo.
E cercate di capire una cosa: di nuovo, i tempi di Saladino sono finiti. Piu' o meno 800 anni fa. Non si gioca piu' col cavallo, a sfidare i nemici a singolar tenzone.
Se no tiro fuori anch'io la spada, indosso l'armatura, e giochiamo a Riccardo Cuor di Leone contro Saladino.
E Cuor di Leone al Saladino gli spaccava il culo.
Poi ovviamente - ero in chiesa - il discorso ha preso una piega improntata alla religione. Ora, so che non tutti la vedono come me da questo punto di vista, dunque prendo ora una direzione piu' concreta, e meno religiosa.
Torno a casa e a pranzo, seguo (non per mia volonta', per le informazioni che passano resterei volentieri ignorante) il telegiornale. Una lordura. Una stronzata di pensiero dopo l'altra. Ad un certo punto, anche se ho ospiti, mi alzo e me ne vado, non lo reggo piu'. E' come avere uno stronzo che ti suona heavy metal nelle orecchie mentre sei in una vallata alpina a goderti il paesaggio, sorseggiando acqua fresca.
Da oggi pare che Cina e Giappone stiano litigando per delle isole disperse da qualche parte laggiu', in postacci che non vorrei vedere nemmeno in cartolina. Cosi' a naso, conoscendo l'arguzia dei politicanti worldwide (non sono solo qui in Italia i teste di cazzo, sebbene ve ne sia una sconcertante abbondanza qui) le isole in questione saranno altro che due grosse rocce disabitate ricoperte di sterco di uccelli. E di uova marce. MA - hehe - sono isole di importanza STRATEGICA.
Branco di falliti incompetenti. La gente per strada (alcuni, che secondo me verranno anche imprigionati a breve) dice che le proteste potrebbero essere fomentate dal governo cinese. Ma dai..?!
Ma passiamo oltre.. lasciamo quel mucchio di imbecilli dagli occhi a mandorla a scannarsi per le isole-merda.
Torniamo piu' in qua.
Che cazzo e' successo con sta storia del video su Maometto??! Me lo volete spiegare?
Perche' io sono ignorante, e stando a quel poco che ho appreso in materia pare che qualche americano sfaccendato abbia avuto la geniale idea di creare un pretesto per far andare a fuoco migliaia di bandiere del suo paese in giro per il mondo. Ha creato un video che avrebbe potuto essere potenzialmente offensivo per i credenti in quel dio. Purtroppo, non ha avuto l'accortezza di tenerlo per il suo proprio divertimento, ed il video ha scatenato il putiferio dove quel dio e' adorato - non in America, anche se cellule aderenti si stanno esagitando anche li.
Ora, lasciate che dalla mia ignoranza vi spieghi anch'io un paio di cosette.
Numero uno. Non mi piace fare paragoni, della serie "io sono piu' bravo di te", ma dico, se qualcuno facesse un video dicendo qualche puttanata sul mio Dio, quello in cui credo, ecco.. magari mi sentirei preso in giro, magari argomenterei, metti anche che in un impeto di fede (non porgerei l'altra guancia, bensi') manderei a fare in culo l'ideatore. Ma di qui a bruciare bandiere, creare disordini, bruciare ambasciate e ammazzare gente, non ci sto. Non e' ammissibile. Fortunatamente lo stesso Dio in cui credo non mi ha mai detto esplicitamente di andare ad ammazzare coloro che lo insultano. Fortunatamente. Altrimenti il mondo sarebbe finito non molti decenni dopo la prima crociata.
Numero due. Parlando di crociate. Stupidi ignoranti, volete capirlo che i tempi del Saladino sono finiti da secoli? S-E-C-O-L-I?!
Parliamoci chiaro: vedere in piazza gli STUDENTI di quei paesi, a manifestare contro l'America per questo video, per me e' solo simbolo di palese IGNORANZA. Siete giovani, studiate, ma siete ignoranti come le capre. E sapete perche'? D'accordo, il video e' sbagliato, in linea di principio sono per farmi i fatti miei quindi non vado certo ad offendere il dio altrui. Ma di qui a bollare come DIAVOLO l'America, generalizzare in questo modo, e uccidere gente che non centra nulla.. come si fa?
Se questa vuole essere una critica e una lotta contro l'espansionismo, l'influenza politico-economica dell'America nel mondo arabo, sia cosi'. Ma non esiste, dico non esiste, tirare in ballo la religione e storie talmente futili per mandare il messaggio. Siate uomini almeno. Comportatevi in tal modo.
E cercate di capire una cosa: di nuovo, i tempi di Saladino sono finiti. Piu' o meno 800 anni fa. Non si gioca piu' col cavallo, a sfidare i nemici a singolar tenzone.
Se no tiro fuori anch'io la spada, indosso l'armatura, e giochiamo a Riccardo Cuor di Leone contro Saladino.
E Cuor di Leone al Saladino gli spaccava il culo.
venerdì 14 settembre 2012
Last day of school
I'm still at home, so I could easily go for keep writing in Italian, at least for a while. But I'm doing it properly, so.. uahuah, let me write a bit in English, a bit in Italian. A good compromise.
Today, finally, for my own's sake, has been my very last day of school, as I called it. Last day I worked in a bank. Last day I touched some thousands euros, probably last day I handled 500 euros bills in my life. Poor expectations, right? Right. No, I'm jocking. One day I'll be handling a lot of them, without being harassed by hordes of people craving for withdrawals at the same moment.
Anyway, the last day.
I woke up pretty energetic today, active. Not usual for me. Then, I hauled myself to the kitchen window, and looked outside. The view was gorgeous. Perhaps the factories and the rural homes betrayed the fact that I still was in Padova staring north to the Dolomites and the Alps, but them, they were just amazing today. The sky was clear, extremely clear. Not 99.5%, but 100% clear. I could see those mountaintops shining from the first sunbeams in the morning. Some of them were bright yellow, others red gaining a hint of orange. The sky as well was getting coloured: reddish, purple, some deep blu reflections somewhere. It was kind of breathtaking, the way a simple stare out of your window could enchant you. That was it, this morning.
I drove my car towards what I used to call "the cage" in the last days for the last time this morning, listening to a song called "America". Inspirations.
I got back to my car and I found the first song playing on my Ipod being "Life goes on", by 2Pac. Was it a sign? I guess so. I drove back home happily, the wind blowing on my neck, the sun shining on my sunglasses. As happy as a scholar going home with her friends after the last day of school.
Posso dire una cosa, ora. E' stato un giorno strano, felice ma strano. Sebbene tutto sia girato bene (nessun cliente ha rotto piu' di tanto i coglioni, il tempo e' stato ottimo, io ero in ottima salute e di ottimo umore, i colleghi mi hanno persino omaggiato di un presente davvero apprezzato!) ho vissuto alcune strane sensazioni.
Riflettevo ad esempio, sul fatto di sapere di fare certe cose PER L'ULTIMA VOLTA.
Non e' una cosa stupida, se ci pensate. Quante volte ci e' capitato? Nemmeno finendo l'universita' c'ho pensato. Ci puo sempre capitare il master, la specialistica, la seconda laurea.
Ora invece, so che non tornero' piu' in banca, ne son certo. Non faro' piu' bonifici, prelevamenti per conto dei clienti o cose del genere. No mas. E mentre ci pensavo, chiudevo le casseforti per l'ultima volta, una strana sensazione mi percorreva dentro.
So che alla fine tutto cio' non vuol dire un cazzo, che quel che conta e' che adesso sia finalmente fuori dalla cage e possa volgere le mie attenzioni altrove. La mia decisione l'ho presa e ne sono strafelice.
Ma ecco.. non sottovalutate questa riflessione. Se nella vita ci si vede sempre due volte - lo sto dicendo a milllle persone in questi giorni! - devo ancora sentire un detto che reciti che nella vita le cose si fanno sempre due volte.
Today, finally, for my own's sake, has been my very last day of school, as I called it. Last day I worked in a bank. Last day I touched some thousands euros, probably last day I handled 500 euros bills in my life. Poor expectations, right? Right. No, I'm jocking. One day I'll be handling a lot of them, without being harassed by hordes of people craving for withdrawals at the same moment.
Anyway, the last day.
I woke up pretty energetic today, active. Not usual for me. Then, I hauled myself to the kitchen window, and looked outside. The view was gorgeous. Perhaps the factories and the rural homes betrayed the fact that I still was in Padova staring north to the Dolomites and the Alps, but them, they were just amazing today. The sky was clear, extremely clear. Not 99.5%, but 100% clear. I could see those mountaintops shining from the first sunbeams in the morning. Some of them were bright yellow, others red gaining a hint of orange. The sky as well was getting coloured: reddish, purple, some deep blu reflections somewhere. It was kind of breathtaking, the way a simple stare out of your window could enchant you. That was it, this morning.
I drove my car towards what I used to call "the cage" in the last days for the last time this morning, listening to a song called "America". Inspirations.
I got back to my car and I found the first song playing on my Ipod being "Life goes on", by 2Pac. Was it a sign? I guess so. I drove back home happily, the wind blowing on my neck, the sun shining on my sunglasses. As happy as a scholar going home with her friends after the last day of school.
Posso dire una cosa, ora. E' stato un giorno strano, felice ma strano. Sebbene tutto sia girato bene (nessun cliente ha rotto piu' di tanto i coglioni, il tempo e' stato ottimo, io ero in ottima salute e di ottimo umore, i colleghi mi hanno persino omaggiato di un presente davvero apprezzato!) ho vissuto alcune strane sensazioni.
Riflettevo ad esempio, sul fatto di sapere di fare certe cose PER L'ULTIMA VOLTA.
Non e' una cosa stupida, se ci pensate. Quante volte ci e' capitato? Nemmeno finendo l'universita' c'ho pensato. Ci puo sempre capitare il master, la specialistica, la seconda laurea.
Ora invece, so che non tornero' piu' in banca, ne son certo. Non faro' piu' bonifici, prelevamenti per conto dei clienti o cose del genere. No mas. E mentre ci pensavo, chiudevo le casseforti per l'ultima volta, una strana sensazione mi percorreva dentro.
So che alla fine tutto cio' non vuol dire un cazzo, che quel che conta e' che adesso sia finalmente fuori dalla cage e possa volgere le mie attenzioni altrove. La mia decisione l'ho presa e ne sono strafelice.
Ma ecco.. non sottovalutate questa riflessione. Se nella vita ci si vede sempre due volte - lo sto dicendo a milllle persone in questi giorni! - devo ancora sentire un detto che reciti che nella vita le cose si fanno sempre due volte.
venerdì 7 settembre 2012
After dinner thoughts
I better think again and again at this issue, but that's what I'm wondering about in these days: keeping a travel log in English. Wouldn't be cool? Way more followers worldwide - I'm gonna travel english-speaking countries, useful thing writing in their tongue, right? - and maybe some little improvements in my written language. Great.
But, as everything, the decision hides pros and cons. The cons (con, is just one, is singular) specifically being:
having to spend hours after hours pondering words, using WordReference to even up the quality of your writing, correcting mistakes.
Can you folks imagine me, my tent set up at a free campsite in a National Forest Service spot in the Dixie National Forest, Utah, my pc battery running dangerously low, and the dickheaded occupant of the tent writing in English about his day tramping in the woods, cursing and correcting mistakes?
Just ravens, chipmunks and occasional lizards surrounds me. Me, I'm cursing in the woods. Eventually my pc runs out of battery. "S**T!", a voice screams out loud, ravens darting off the trees' limbs, looking for safety.
That's me.
Oh, and there's another con, of course.
Being worldwide known as a bad, bad English writer. Nobody'd even think to deal with me. It's like writing and delivering a resume to a potential employer, knowing you're not able to write.
That's it.
But, the adventure I'm going to undertake is challenging, pretty challenging, and a part of the adventure would be to keep this travel log as much as possible in English.
As much as my mental, psyco-physical stability and health will allow me.
You bet, I'm gonna try.
But, as everything, the decision hides pros and cons. The cons (con, is just one, is singular) specifically being:
having to spend hours after hours pondering words, using WordReference to even up the quality of your writing, correcting mistakes.
Can you folks imagine me, my tent set up at a free campsite in a National Forest Service spot in the Dixie National Forest, Utah, my pc battery running dangerously low, and the dickheaded occupant of the tent writing in English about his day tramping in the woods, cursing and correcting mistakes?
Just ravens, chipmunks and occasional lizards surrounds me. Me, I'm cursing in the woods. Eventually my pc runs out of battery. "S**T!", a voice screams out loud, ravens darting off the trees' limbs, looking for safety.
That's me.
Oh, and there's another con, of course.
Being worldwide known as a bad, bad English writer. Nobody'd even think to deal with me. It's like writing and delivering a resume to a potential employer, knowing you're not able to write.
That's it.
But, the adventure I'm going to undertake is challenging, pretty challenging, and a part of the adventure would be to keep this travel log as much as possible in English.
As much as my mental, psyco-physical stability and health will allow me.
You bet, I'm gonna try.
sabato 1 settembre 2012
Eventually. There I go.
Eh si, dopo mesi di tentennamenti, programmi abbozzati,
sogni irrealizzati, e’ giunta l’ora a quanto pare.
30 agosto 2012, se mi ricordero’ di questa data in vita mia,
spero proprio di ricordarmela come “il giorno in cui ho preso la decisione piu’
saggia della mia vita”. Ho detto al mio capo “Capo, ho deciso. Mollo tutto, e
me ne vado via da qui”. Ormai non ce la facevo piu’, la solita routine, il
lavoro che non gratifica e non qualifica (il mio motto degli ultimi tempi sul
lavoro in banca – colleghi bancari ascoltatemi pleazz!) le immagini di Nuova
Zelanda, Australia, Cile e la mia amata America che mi girano nella mente. No,
era tempo che mi muovessi da qui, che la finissi di perdere tempo lavorando in
banca, che la finissi di sprecare i miei anni migliori, indipendenti, liberi, a
fare un lavoro del cazzo per poter dire “ho un lavoro fisso, sono a posto”.
Haha, quanto mi fa ridere chi pensa questo. Oddio, se me lo dice un padre di
famiglia, e’ ok, capisco cosa c’e’ dietro. Se me lo dice un coetaneo, e’ un
poveraccio. Senza sogni. Senza aspirazioni. La vita non e posto fisso, e’ molto
altro, anche se talvolta un posto fisso aiuta a raggiungere quell’”altro”.
Ecco, cosi’ la vedo: ho lavorato, mi son tolto qualche soddisfazione, ho
sopportato tanta, tanta noia, ma ora quel che ho da parte lo uso per realizzare
il mio sogno. “Il mondo e’ la mia ostrica”, diceva Burns a Smithers, nei
Simpson. Voglio far mia quella frase, almeno per un po’. Parto con l’obiettivo di non tornare, di trovare un pretesto
per non tornare a condurre la mia esistenza in questo paese dove trovo tanti
contro e pochi, futili pro. Parto con il secondo obiettivo di vedere posti, di
conoscere gente, di imparare cose e mestieri. Parto felice, e questo e’ quel
che conta.
E’ un esperienza di quelle dove tipo, mentre sei in giro,
puoi dire “Mi piacerebbe imparare ad andare in Kayak.” Perche’ no? Sei in
Alaska, hai qualche dollaro da parte, fai un corso, ti trovi a pagaiare davanti
a ghiacciai sconfinati, foreste vergini, salmoni che sguazzano ed orsi che
brucano l’erba sulla costa. Magari chissa’, conosci un grande amico che ti
presta un kayak, e ti porta con lui in quei posti che solo i locali conoscono. O magari ti trovi in Argentina, e a Bariloche conosci un
ragazzo locale, un coetaneo, che ha la tua stessa idea: scendere in bus fino ad
Ushuaia, la citta’ piu’ a sud del mondo. E’ fatta, si parte assieme. Oltre a
risparmiare qualche soldo, si ha una buona compagnia, si condividono pensieri,
emozioni, esperienze, sorrisi, lacrime magari (solo per la bellezza dei posti
eh!). Con questa gente, si rimane amici per sempre. Le distanze sono paurose, la mole di cose a cui pensare, da far tremare. Ho paura, si lo ammetto, se penso agli ostacoli e alle difficolta’ – anche solo meramente tecniche, per non nominare quelle economiche – a cui mi trovero’ di fronte. Ma non ci voglio pensare. Non per stupidita’, non e’ far lo struzzo, piantar la testa sotto terra. E’ perche’ sono abbastanza convinto che sara’ come bere un centinaio di litri di RedBull: un’esperienza cosi’, dei posti cosi’, ti mettono le ali. Stop. Con quelle, superi anche gli ostacoli. Un po’ di spalle grosse, un po’ di esperienza pregressa, un po’ di Bear Grylls, ed e’ andata.
Cavolo, gran cosa a cui sto pensando. Me lo dico da solo. Se di solito uso un profilo basso rispetto a quel che faccio – viaggi di qua e di la, da solo, fra gli orsi, in tenda, a BELGRADO – stavolta no. Stavolta so che sto facendo qualcosa extra-ordinario. E ne sono orgoglioso. Ho fatto un passo difficile, ho mollato un lavoro, ma non sono in lacrime anzi, conto di versarne ma di felicita’, fra un po’.
E un giorno, se mai avro’ dei figli – ma lo spero proprio –
potro’, comunque vada, raccontar loro con orgoglio che un giorno, il loro papa’,
ha mollato tutte le sue sicurezze ed e’ partito all’avventura. Ha seguito i
suoi sogni ed il suo istinto, il suo cuore. Ed ha trovato, lungo il suo
cammino, tanta felicita’.
Dal 30 agosto inizia la mia preparazione. Da qui in avanti,
da solo mi auguro buona fortuna. So gia’ che ne avro’ bisogno. Possa Dio
camminare affianco a me, piu’ vicino che mai, possa donarmi tante brave
persone, tanti buoni amici, qualche affetto speciale, e tanta, tanta
soddisfazione per ogni chilometro che guidero’, camminero’, navighero’ sulla
mia strada.
Have a
nice, safe trip man.
lunedì 16 luglio 2012
Video. Beautiful America
After a while I've been thinking about this, I did it!
A short video with my own pictures, taken in 3 years of travels within the U.S.
To be intended as a celebration of this enchanted land.
Enjoy and like it!
http://www.youtube.com/watch?v=bKNNoD-cUuY
A short video with my own pictures, taken in 3 years of travels within the U.S.
To be intended as a celebration of this enchanted land.
Enjoy and like it!
http://www.youtube.com/watch?v=bKNNoD-cUuY
martedì 10 luglio 2012
Wilderness Grylls W-end "In Solitaria" - Considerazioni
Alcune considerazioni a seguito del “Wilderness Grylls
Weekend – In solitaria fra I monti”:
-
Passo Manghen (come tanti altri passi di
montagna d’estate): ciclisti e soprattutto motociclisti, andatevene a fare in
culo. Le strade non sono vostre. Mentre guido la strettissima strada che si
inerpica in cima, devo zigzagare tra ciclisti che (li capisco, stanno
probabilmente per morire di li a pochi minuti) sbandano paurosamente da destra
a sinistra nel loro classico incedere in preda alla stanchezza, tra qualche
pedone inetto e tra una marea di motociclisti della domenica. Sono odiosi,
peggio delle zanzare. Due le categorie: quelli della “guida sportiva”, che dopo
ogni tornante sgasano a mille per inchiodare di brutto quando una macchina gli
si fa contro, e quelli “da turismo”, con bauletti in ogni dove sulle loro BMW
che ingombrano quasi quanto una monovolume. Ah, son riuscito stavolta a vedere
anche la terza categoria, i chopper (per quest’ultimi: l’America e’ a una
dozzina di migliaia di km da qui, imbecilli). Dopo il distinguo, faccio di
tutta l’erba un fascio e mando appunto i suddetti a fanculo. Ma e’ possibile?
Solo io mi rendo conto che la strada e’ un buco e che bisogna fare attenzione?
Questo branco di deficenti invece li’ a sgasare dopo ogni curva, tutti
incarogniti (come diceva Meda) sulle loro moto a fare a gara con chissa’ quale
altro stronzo. Li avrei cosparsi di benzina ad uno ad uno. Sembra se ne
sbattano semplicemente i coglioni di qualsiasi altro utente della strada. Bene.
La prossima volta faro’ anch’io cosi’, e non mi esimero’ dallo stamparvi su
quel vostro brutto muso la targa della mia auto, ok? Cosi’ vediamo se imparate
a guidare su una strada. Costruitevene per i cazzi vostri, di strade. Un bel
po’ di strade per soli stronzi. E portatevi anche i ciclisti, che meno ce ne
sono in mezzo alle palle e meglio e’.
-
Ah, dimenticavo gli sboroni della domenica
4ruote. Ovviamente, data la proverbiale larghezza della strada, ci sono gli
idioti che o per scelta o per sfoggio di ricchezza, scelgono la macchina piu’
grande per salire in cima. Ti trovi dunque a dover fare dei rally a bordo
strada per non urtare la loro pregiata vettura. Loro NON SIA MAI che facciano
NEMMENO sfiorare la linea bianca ai loro candidi pneumatici da stronzo. No. Sei
tu, povero idiota, che devi prenderti sassi, buche, tombini, animali e
qualsiasi altra roba per evitare loro. Sapete che vi dico? Che la prossima
volta lascio in garage la mia bella macchina, noleggio un pandino del cazzo e
vi rigo la fiancata ogni volta che mi incrociate. Poi vediamo se imparate a
farvi da parte o a venir su con una macchina normale. Schifosi bastardi.
-
Sono in forma, non c’e’ che dire. Ho camminato 4
ore e mezza il primo giorno e piu’ o meno lo stesso il secondo, contro il male
ai muscoli e contro il malissimo alla caviglia sinistra (urgono accertamenti).
Buon ritmo. Il bello di essere da soli e’ che puoi tirare come un mulo e non
dover badare a nessuno alle tue spalle. E se sei stanco, ti fermi, mangi, fai
una foto, senza problema alcuno.
-
Per il resto – ovvero il 95% - gran weekend. Bei
posti (stile non troppa roccia, non troppo bosco, una via di mezzo!), gran
clima (non caldo come Caronte, per intenderci), ottimo spirito. Per i sentieri
poca gente, non le folle oceaniche da pellegrinaggio che si trova chi vuole
andare a rifugi (non so se avete presente cosa possano essere le 3 cime di
Lavaredo in weeknd del genere.. manca solo il casolino che ti vende i panini
onti alla trailhead zio can) anzi la tranquillita’ che credo cerchi l’escursionista
che si dirige verso la montagna. Ho camminato tranquillo, sereno, fatto le
soste dove volevo senza preoccuparmi di girarmi se dovevo grattami il culo o di
mettermi la mano davanti alla bocca nel caso di un rutto un po’ wild. Ho trovato
una ragazza con la tenda piantata a Lago Stellune, che aspettava i suoi amici
per una notte li, con un fuoco. Bello cavolo. E io? Io se propongo ai miei
amici una notte in tenda, mi ridono dietro. IL RIFUGIO. IL CIBO DEL RIFUGIO. Ma
che cazzo andiamo a fare in montagna gente, a mangiare??! Bah. Io posso capire
che d’inverno, quando fuori ci si ghiaccia anche i peli del culo, il rifugio,
la stufetta accesa, un pasto caldo possano esercitare una certa attrazione. Ma
d’estate.. dai! L’estate e’ fatta per vivere l’outdoor, non per far la
camminatina col vecchiotto affianco e chiudersi in rifugio la notte. Tanto vale
salire. Quella non e’ la montagna che dico io. Io – non perche’ sono io, quanto
piuttosto perche’ l’ho fatto – ho preso una tenda, camminato un po’ e mi son
piantato in una valle deserta. Dalle 16 che ho montato il campo alle 9 del
mattino dopo, lungo la trail, non ho visto anima viva. Che bella sensazione.
Poi se pensi che ti morde una vipera, questa solitudine equivale a cazzi amari,
ma al momento non ti tange la cosa. Quando puoi assaporare un tramonto da solo,
dopo aver mangiato la tua pasta fredda ai legumi. Quando puoi svegliarti non
con il suono della sveglia ma con la luce del sole che piano piano si fa piu’ forte.
Quando puoi vedere un alba da sogno, le montagne dorate che si specchiano sul
lago azzurro, in cielo nemmeno una nuvola. Quando puoi assaporare tutto questo
mentre scatti foto e sgranocchi una banana e del cioccolato. Quando nessuno,
nessuno ti rompe i coglioni, e nemmeno gli uccellini cinguettano. Ecco, questo
mi e’ piaciuto, questa per me e’ stata MONTAGNA. Ho, sulle ali dell’entusiasmo,
acceso l’ipod, e mentre camminavo all’alba, ho ascoltato musica un po’ nature,
rilassante.. mi sentivo in paradiso. Morto. Perche’ la sensazione che ho di “morto”
e’ vedere posti belli ed essere sereno. Io mentre camminavo ero sereno, felice,
avevo una musica dolce nelle orecchie e vedevo posti bellissimi. Mi sentivo in
paradiso, ed era bello.
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