giovedì 15 maggio 2014

Going North: 2 weeks of trampings in the American SouthWest (photos) - pt.2

New pictures from my brief expedition in the States!
This time: Capitol Reef to Montana! Enjoy!

On my way to beautiful Lower Calf Creek Fall, Utah. The hike is as gorgeous as the fall itself. (c) Emanuele Canton 

Loneliness & cold, your very good friends for a sunrise in the desert. I think I can get along with that, if that's the reward! Sunrise at Panorama Point, Capitol Reef National Park, UT. (c) Emanuele Canton

The desert doesn't forgive. Sometimes, survival is a matter of few little things, like a small water tank. For the photographer, it just makes up for a nice picture though. Capitol Reef National Park, UT. (c) Emanuele Canton

In Utah, every road has some interesting features. This is road 50 North. (c) Emanuele Canton

Salt Lake City, Utah - The City of Saints?! Perhaps. (c) Emanuele Canton

The Tetons are still teeming with wildlife, even in winter months. Even if the ground is still very much covered in snow. This moose doesn't bother too much roaming close to the highway. There's not even 1/100th of the cars it will see in summer. (c) Emanuele Canton

On a sunny day, with lush, green vegetation, wildflowers, and a little breeze, there are few other places in the world you'd rather be than the Tetons. It shows from every place in the park, even in winter. (c) Emanuele Canton

The right end for every American trip is a drive at sunset on a country road, fields all around you turning deep orange, and the mighty sun sinking below the horizon. A good country song playing on your radio. That's the essence of road-tripping America. Wish myself I'll be back, one day soon. (c) Emanuele Canton

Going North: 2 weeks of trampings in the American SouthWest (photos) - pt.1

Il mio nutrito pubblico si sara' domandato per settimane:
"E quei giorni di marcia attraverso il SudOvest? Che fine hanno fatto? Caduti nell'oblio?"
Ebbene, no. Purtroppo la tecnologia credo ancor non mi consente di trasferire i miei pensieri direttamente su una macchina, corredarli di qualche foto e postarli sul blog. Ragion per cui ho dovuto attendere qualche settimana prima di terminare il mio lavoro sulle fotografie, e sedermi al tavolo per scrivere queste due righe.
Non spendero' molte parole pero', lascero' parlare le foto.
Esse parlano di una marcia di 2500 miglia da Sacramento, California fino al confine col Canada, attraverso Nevada, Utah, Idaho, Wyoming e Montana. Un breve viaggio alla riscoperta di deserti, hoodoos, praterie, montagne. Un viaggio diverso, perche' affrontato in una stagione diversa, piu' fredda, meno ospitale. E cosi' l'orso e' ancora in letargo, il bisonte fatica ancora a trovare pascoli adatti, il coyote deve scavare sotto la neve per catturare un topolino.
Le oche pero' iniziano a migrare a Nord, buon segno.
Io le seguo, ed ecco dove mi ha portato la mia marcia!


And yet another adventure is kickin' off. Overlooking the Sierras, driving South from CA 395. (c) Emanuele Canton
Places have some swagger around here. Mono County, CA. (c) Emanuele Canton
Perks of a car-packer's life: time to enjoy the desert at every turn of the road. The "Extraterrestrial Hwy", NV 395. (c) Emanuele Canton

Nothing compares to wake up at 5 and watch a sunrise in the desert high country. Nothing. The freezing cold is a price worth paying for the spectacles witnessed. Bryce Canyon National Park, UT. (c) Emanuele Canton

Once the sun warms you up, you can really kick your day off. And this is quite a cool place to do it. Bryce Canyon National Park, UT. (c) Emanuele Canton

They say it's one of the world's most wonderful highways. I've been driving around for a while, and I can tell you... they're right! This is just a stretch of Utah Hwy 12, All-American Hwy. A drive here is just as sweet as sweet tea on a southern summer day! (c) Emanuele Canton

Don't miss what's next:
Capitol Reef National Park, Salt Lake City, Wyoming & Montana!
Stay awesome!

martedì 15 aprile 2014

Back into the wild

Quando mi sveglio alle 6.30, ad un Flying J giusto all'uscita dell'Interstate-15 in Idaho, fa un freddo polare e io sono rannicchiato su me stesso per cercare di intrappolare quel calore che cerca maledettamente di fuggirmi - e ci riesce.
Teoricamente ho dormito una decina di ore, ma sento come se le ore fossero state 3.
Mi metto comunque in marcia, dopo aver ceduto a comprare del caffe' alla stazione di servizio per ben 2$, piuttosto di battere i denti al freddo e al vento per farmelo da me. La giornata appare molto nuvolosa, gelida, e con pochi sprazzi di sole. L'unico a darmi speranza illumina una catena di monti verso ovest, e mi fornisce lo spunto per la prima, bella foto del giorno. Se ne apprestavano invece molte altre.
Il giorno prima era stato una grande cavalcata: dal parco di Capitol Reef, centro-sud dello Utah, ad oltre il confine con l'Idaho. In mezzo, tante minuscole cittadine di campagna a sud, ognuna delle quali con un vecchio diner, un sacco di attrezzi per strada a marcire, qualche mulino a vento, e la solita pompa di benzina. Cittadine semi-fantasma ma con un fascino da vecchio west assolutamente irrinunciabile, mi son fermato a far qualche foto in ognuna di esse. Poi, l'Interstate-15. Di solito le interstate sono noiosissime, infinite autostrade da "pilota automatico". Non in Utah. Ogni curva (incredibile, curve!) riservava una nuova catena montuosa, innevata. Alla vista di Salt Lake City quasi sbandi. La citta', il lago ad ovest, e montagne a 360 gradi. Credo che in una giornata di sole, d'inverno, sia uno spettacolo con pochi eguali in America, e al mondo. Anche il centro citta' - LDS a parte! - e' molto carino, vivibile, curato. C'e' da dar credito per una cosa comunque, ai mormoni: hanno costruito un centro citta' che sembra una fiaba. Irreale. Sembra che tutti siano felici e contenti, che mantengano il posto sempre bello e pulito, e che siano tutti sempre pronti col sorriso ad aiutarti. Credo siano brava gente, i mormoni, e a dir la verita' mi piacerebbe un sacco incontrarne qualcuno nei campi, a vivere la vita di un tempo, quella dei loro padri i pionieri.
Oggi pero' e' un giorno da assalto alle montagne, da scalata. I pantaloncini corti che indosso mi fanno ridere. Sono ridicolmente non attrezzato per la montagna, complice il mio pensare ai grilli mentre rifacevo la valigia quand'ero a casa, in ottobre. Non misi niente di pesante via di una felpa. Lame guy.
In macchina regna l'aria condizionata, settore caldo. Nonappena esco per fare una foto, una brezza tagliente mi gela il naso, mi fa lacrimare gli occhi e fa perdere conoscenza alle dita delle mani. Fuori ci sono circa -3 gradi. Nonostante tutto, il paesaggio mutevole e' cosi' attraente. Passa dallo sprazzo di sole temporaneo che taglia lo strato denso di nubi, alle nuvole grigie e minacciose che gettano oscure ombre sulla mia giornata. Imperterrito, proseguo verso il valico. Guido sulla "Pioneer Scenic Route", che mi porta sulle orme dei pionieri che 150 anni fa varcarono queste fertili ma ostili, indomite terre su calessi trainati da buoi. Un pensiero abbastanza penoso al giorno d'oggi. Quella gente aveva gran fegato, e grinta da vendere. Noi al confronto siamo seriamente dei pivellini - ed e' la pura verita'.
Attraverso una pianura allagata - che fosse un semplice lago?! - che ospita diversi specie migratorie di uccelli, come anche residenti stabili. Vedo qualche falco pescatore, qualche gru, e un'aquila americana appollaiata su una staccionata. Il cielo resta grigio. Poco piu' avanti sulla strada, dopo una curva, avvisto una carcassa di un cervo. Scruto i paraggi prima di uscire, di solito cose del genere sono calamite per i predatori - vedi orsi e lupi - ma oggi sono fortunato. La mia pellaccia e' al sicuro. Mentre continuo a guidare, salgo di quota ed entro in Wyoming. Nevica nella Star Valley. Io sono ancora in pantaloncini corti e l'aria calda non oso spegnerla. Il vento sprezza. Sa tanto da quell'inverno che non vedevo da due anni. Non mi dispiace affatto, tutto sommato. Continuo a vedere nidi di falchi, e poco oltre, parte del famoso National Elk Refuge, che da rifugio a qualcosa come 10-15mila wapiti (specie di cervi). Sono un sacco di bestie! La neve continua a fioccare, ma attacca poco. La strada e' piacevole e sembra promettere qualche orsesco avvistamento. Tuttavia, non sono fortunato. Arrivo a Jackson affamato, un po' infreddolito, e faccio brunch da McDonald. Solo per non dovermi straziare a cucinare con il tempaccio la di fuori.
Preparo la giornata. La nottata. Incontro un ragazzo dallo Utah con cui programmo la giornata successiva, qualche camminata, qualche foto in giro. Solite cose da backpacking around.
Poi.. la giornata passa tranquilla. Esco a far compere: realizzo di essere terribilmente inadatto al clima che ho di fronte. Non so perche' ma nella breve sosta a casa ho dimenticato qualsiasi indumento pesante all'infuori di una, singola felpa. Dopo averne comprate altre due da H&M a Salt Lake City, mi munisco di un caldo pantalone lungo di quelli "da casa", infelpati, e mi sento gia' piu' al sicuro. Garanzia per gambe a caldo la notte.
A proposito, il meteo da temperature attorno ai -10 stanotte. Anche se vestiti, sotto sacco a pelo e doppia coperta, sara' qualcosa di interessante, per metterla cosi'.

PS. Il giorno dopo, oggi, mi sveglio. Fa freddo, come previsto. Mi sposto un attimo verso il parco, e poco prima di fermarmi a farmi del caffe' caldo, scopro che la temperatura e', per i miei canoni, polare: -17 celsius. E sono le 7 del mattino. Evidentemente la notte devo aver combattuto con qualcosa col 2 davanti, non l'uno. Fuck. Still so freakin cold out here!!
Ma i posti sono invidiabili, il cielo stamane e blu come il piu' bello degli oceani, non c'e' una nuvola, non c'e' un turista e la neve bianca copre praticamente tutto. Nulla mi ha mai ricordato l'Alaska cosi' tanto. Nulla per ora, ai miei occhi, puo' raggiungere una bellezza del genere per quanto riguarda il regno naturale!

giovedì 10 aprile 2014

Un giorno al mio fianco

Ho parlato con diversa gente di come vivo qui negli States, all'avventura guidando e dormendo in una macchina, passando le giornate a camminare, fotografare, parlare con la gente, sfruttare i wifi di visitor centers e lavando i piatti nei loro parcheggi. Ma non ho mai parlato effettivamente della mia "giornata tipo". Non ho mai mostrato come me la passo. Oggi, ho avuto l'ispirazione a farlo. Credo sia facile apprezzare cio' che vedo e dove vado, e dire "vorrei farlo anch'io", ma onestamente non credo tutti sarebbero pronti a farlo. O almeno, a qualcuno prenderebbe molto piu' tempo prima di prendere una decisione del genere e viverla a modo mio. 
Beh, stop alle chiacchiere e via. Si parte. E' lunedi', e voi vi svegliate al mio fianco. E fate esattamente quel che faccio io, zero obiezioni.

La sveglia suona presto, alle 5 e mezza del mattino. Fa un freddo del demonio - in questo periodo dell'anno e a queste altitudini non piu' di 3 gradi celsius - e la temperatura percepita, non so per qual motivo, sembra sempre qualche decina di gradi inferiori. Non vuoi nemmeno mettere un dito fuori dal sacco a pelo e dalla pesantissima coperta doppio strato sotto la quale sei sepolto. Non sai nemmeno spiegarti come tu possa aver freddo sotto quello strato di cose! Non vuoi nemmeno muovere un muscolo perche' sai che nonappena lascerai la zona calda che il tuo corpo ha creato, ti sembrera' di aver toccato una lastra di ghiaccio. Ma raggiungi il telefono, spegni la sveglia, e dopo diverse maledizioni, esci dal sacco a pelo. Come prepararsi per un tuffo in acqua fredda. Ti infili la prima cosa che trovi - di solito un paio di pantaloncini corti che in realta' non aiutano affatto - e dopo altre maledizioni, raggiungi la giacca e la infili. Apri le porte e te ne esci di soppiatto, attento che nessuno sia nei paraggi per non destare sospetti. Il mio stile di vita non e' propriamente "legalizzato", quindi.. sai com'e'! 

Casa mia - prima di insozzarla con cibo, biancheria, zaini, frigo, etc, etc...
Il primo pensiero e' vedere l'alba. Corri verso la destinazione prescelta, con l'aria calda a manetta (ovviamente ci mette un po' a funzionare e nel frattempo perdi il 25% delle tue dita). Arrivi e prepari lo zaino con macchinetta fotografica e treppiede. Stamattina decidi che per il freddo ti servira' un caffe' caldo. Lusso. In 5 minuti estrai il fornello, scaldi l'acqua e prepari il caffe' con zucchero e creamer. Pronti via. Arrivi ovviamente un pelo in ritardo, ma i colori sono comunque mozzafiato. Il cielo e' blu e le nuvolette del mattino si tingono di rossi, arancioni e gialli alla luce del sole nascente. Mentre fotografi e ammiri il panorama, senti il freddo, eccome se lo senti, ma lo sopporti. La ricompensa e' grande. 
Un'alba. Non tipo, perche' qui e' semplicemente fantastica. Ma questo e' quel che si rischia di vedere, al mio fianco!
Ritornato alla macchina, senti i crampi allo stomaco. Hai una fame che mangeresti lo spray al pepe che hai in zaino. Apri il bagagliaio, e prepari la colazione. Cosa? Mah, dipende. A giorni va bene, a giorni va male. Se va bene, finisce a cucinare qualcosa come oatmeals con banana e cioccolato al latte e al burro d'arachidi. Se va male.. beh, si diventa creativi. Un "panino ai biscotti" (due fette di pane freddo e qualche biscotto ficcato dentro alla buona) oppure i residui, freddi e duri come il marmo, di una pizza presa la sera prima.
Colazione con caffe' freddo e residui di pizza, ancor piu' freddi. Quel che si chiama "gourmet". Ma riempie lo stomaco, e il panorama e' spettacolare. Quindi, fanculo.
Dopo colazione, eh, si devono lavare i piatti. Non c'e' fonte d'acqua discreta nei paraggi, e l'unica soluzione e' il bagno del general store. Vada. Con aria da insospettabile entri, con in mano una borsetta di plastica con dentro la pentola e il cucchiaio sporchi, il detersivo per piatti, una spugna e uno straccio. Lavi i piatti come un barbone su un lavandino dove la gente si lava le mani o al massimo, i denti. Mentre scrosti gli oatmeals con la spugna un signore arriva al tuo fianco e si lava le mani. Il tuo sguardo e' basso come non mai. Quantomeno, hai pulito i piatti. Ora puoi andare, libero, alla guida della tua macchina, verso lidi lontani.
Cime di montagne, laghi azzurri, coste, deserti, canyon.. il cielo e' il tuo limite. E magari anche le tue gambe. Si perche' alcuni dei posti sono si bellissimi, pacifici, ma anche non proprio facilissimi da raggiungere. Non e' fuori dalla norma camminare per 20 km, diverse volte anche sopra i 30. Per la maggior parte delle volte non hai cibo di sorta fuorche' una banana o una barretta. Diverse volte cammini nel territorio di orsi neri o grizzly, e non vuoi adescare la loro curiosita' piu' del dovuto. Nel piccolo zaino che porti non hai molto spazio, grazie alla dannata, pesante macchina fotografica che porti, e via della banana, lo spray al pepe e una, massimo due bottigliette d'acqua, hai spazio solo per un kway. Ma a volte camminare parecchio, faticare, sudare, distruggersi, porta grandi frutti. Torni alla macchina che mangeresti anche il cibo per le capre che i bambini comprano allo zoo, e mediti seriamente di accoltellarti una gamba per non farti piu' venire in mente l'idea di camminare, ma hai visto posti da paura. Tutto sommato, sei un rudere, ma sei felice. Hai un'esperienza in piu' alle spalle, una da raccontare in piu'.
Cose che si vedono usando le gambe. 
Nella tua giornata pero', ci sono un po' di lavoretti da fare. Tipo i compiti, o i lavori di casa. Cosette, ma prendono tempo e occupano la mente. Ad esempio, c'e' una doccia da fare. Non ti lavi da 3-4 giorni e vorresti avere un odore diverso da quello del terreno che pesti. Il fatto e' che vuoi risparmiare, e anche se hai la fortuna di avere una doccia disponibile al campeggio, per 2 dollari, ti piacerebbe risparmiare anche quelli. Decidi, prima di sera, se investire due dollari o se trovare un posto dove riempire la tua doccia portatile, e dove guidare la tua macchina, e farti una sana doccia all'aperto. Un fiume o un lago - anche se in modalita' inquinator - sono sempre una valida opzione per detergersi un po'! Il freddo pero' influisce sulle tue scelte, e se fuori ci sono 10 gradi e spira una brezza maligna, il piu' delle volte non sei dell'umore di una doccia all'aperto. Ad ogni modo.. prosegui. La macchina e' un macello. Devi riordinare il cibo. Il frigo e' ancora peggio. Il ghiaccio si e' sciolto e devi comprarne un nuovo sacco. Devi svuotare l'acqua e controllare che i sacchetti dove conservi il cibo non abbiano subito infiltrazioni d'acqua. Vuoti l'acqua dal sacchetto delle carote, da quello dei wursterl, da quello del cioccolato. Si, anche la cioccolata e' finita sott'acqua. Giu' imprecazioni. Ah, dimenticavo. La porta destra non si apre, da nessuna parte, quindi devi estrarre il "leggero" frigo dalla parte guida. Easy. Come rubare le caramelle a un peso massimo. Vai avanti. Hai vestiti ovunque. Sembri un outlet per i senzatetto. Riordini tutto, pieghi i vestiti puliti e li metti in zaino, getti quelli sporchi nella borsetta della laundry. Inutile dire che quella puzza come la seconda guerra mondiale e richiede copiose dosi di deodorante. Prosegui, imperterrito. Le tendine che ti oscurano dal mondo di notte sono cedute in un punto, e devi ripararle. Applichi sia nastro isolante che pinzette, per una tenuta extra. Dovrebbe bastare per un altra settimana.
Infine, ricordi che e' da 3 giorni che non posti foto idiote su Facebook o su Instagram, e soprattutto, che il tuo cellulare e' morto, hai 5% di batteria sul pc e la spia della fotocamera lampeggia di rosso. Insomma, devi caricare mille cose. Ah, anche l'ipod! Cerchi in giro, anzitutto al visitor center, per un posto dove sedersi e con un paio di prese elettriche. Possibilmente con wfi. Il visitor center ha il wifi, qualche presa, ma nessun posto dove sedersi. Vai allora alla lodge piu' in del paese, dove sai esserci wifi e un comodo posto a sedere. Se sei fortunato, il wifi funziona e riesci a trovare due prese giusto dietro alla comoda poltrona su cui posi le chiappe. Se sei sfortunato, finisci seduto per terra al visitor center per 2-3 ore. Solitamente pero', la fortuna e' dalla parte di chi deve ricaricare batterie. Mal che vada ci sono i parcheggi super tecnologici di catene di hotel tipo Holiday Inn, dove ci sono dispositivi per auto elettriche e tantissime prese, giusto in parcheggio. Worth a stop!

La sera, e' tempo di cena. Dilemmi in cucina: corned beef hash e carote annaquate o canned ravioli? Pasta all'olio, magari? No, hai dimenticato di comprare l'olio. Dannazione. Finisci a cucinare il contenuto di un paio di barattoli dalla sospetta economicita', e ti accontenti. Verranno giorni migliori, ma anche peggiori. Tipo quando farai il sugo di una pasta all'aglio, fatta per un microonde, con il creamer alla vaniglia. Mediti il suicidio in 24 modalita' diverse. 
E ancora.. piatti. Dove? Sprecando la tua preziosa acqua, dietro alla macchina? In parcheggio? Di nuovo con sguardo basso nel bagno del visitor center? Al primo fiume utile? Bah, your choice. Basta pulire i piatti.
Corri a vedere il tramonto, per riprendere qualche energia persa nel giorno. Sono i momenti migliori, a contemplare la natura, i suoi spettacoli molteplici e sempre imperdibili, a parlare con qualcuno che ti chiede informazioni, che ti chiede della tua storia, che e' curioso di sentire come te la cavi giorno dopo giorno. 

E prima di andare a letto, dopo aver parcheggiato la macchina in un luogo sospetto, nel parcheggio di un motel, all'overlook in un parco nazionale, in un'area di sosta lungo la highway, dopo aver chiuso le tende al bagagliaio con un abile e sincronizzata mossa (che nel caso di fallimento di vede DI NUOVO uscire dalla macchina e ripetere tutto da capo!), ecco, prima di addormentarti e prepararti al grande freddo.. pensi alla tua giornata.

Hai sofferto il freddo come un cane, hai perso diverse ore a far cazzate, ti saresti evitato figure barbine varie ed eventuali, hai le gambe distrutte.. ma stai alla grande. Sei felice come un bambino. E soprattutto, non vorresti essere NESSUN ALTRO AL MONDO.

Ecco come mi sento IO, alla fine delle mie giornate!
Me at Sunset Point, Bryce Canyon. As a country song goes, "Who wouldn't wanna be me?!"

lunedì 31 marzo 2014

Done, did it! Now, next one!

Waiting for a midnight flight that will bring me from Hanoi to Tokyo - where a 9 hour layover will probably allow me a quick visit to the city! - then to L.A. and finally, Sacramento CA, I am going back to the memories that made this SouthEast Asia trip so unique.
I have no regrets, I haven't done extraordinary things, although I had extraodinary feelings.

From the clean, fancy, westernized center of Singapore, with its skyscrapers, expensive hotels and business districts, to the dirtiest, chaotic side streets in Hanoi, Vietnam, where you (seriously) can cross a road without watching, among a flowing stream of motorbikes, without somehow getting killed.
From scuba diving in Thailand, in some of the world's most beautiful dive sites, swimming around turtles, sharks and colorful fish, to walking Bangkok's streets, tasting suspicious food and sweating like shit even standing in line for the morning coffee.
From coming to Asia alone, without a person to motivate and inspire me, to getting out of here happy for what I had, sure of what I want and who I am chasing.

I haven't had a whole lot of time to spend over here, and I had to try to take the most out of it. Someone asks me why I haven't visited Chang Mai in Thailand, or the rest of Cambodia, or did Vietnam's coast. Well, time is limited, and we have to somehow manage it. My plans were more or less already written, and Canada is awaiting. I couldn't be too late. And you kinda take the most famous, renowned, attractive names on the map. That's why I happened to be in Bangkok, in Siem Reap, in Ha Long bay. Ok, then you can make up your mind about the places - you're cool with 3 days in Bangkok, Siem Reap is crowded like the Hell and Ha Long bay is foggy and, most of all, dirty everyday. You then know what to tell people, but you can't do that before you experience it first. That's how it works, and not just with travels.

Still, even though my grades for each place I visited might not be 10s, I enjoyed most of them for some reasons, and I have my share of wicked adventures, funny people on my shoulders.

I remember myself under 20 meters of ocean water trying to explain - of course by gestures! - my instructor (a crazy Italian fella aged 42) that I was literally imploding because I absolutely had to pee. Since there's no internationally accepted gesture to say "I need to pee" among scuba divers (at least, not that I know) , that was kind of an experience. Standing still, feet on the freakin bottom of the ocean, trying to pee inside my own swimsuit, was another experience. Luckily I didn't accomplish my goal that time.

I remember "scamming the scammers" in Bangkok. Oh heck that was fun! The day before they told me it was "Buddha day", so every tuktuk was riding you around for 40 bath. The trick is, they bring you to a tailor shop as soon as they have a chance, trying to have you buying something. Usually you can get out for good, buying nothing. Sometimes you buy. Sometimes you just piss drivers off with your "I don't give a shit" kinda face. Well, I tried scamming the scammers. Go out on the street, my goal is to get to the shopping center (MBK) and I pick up the first driver. "Hey, the hotel folks told me today's Buddha day, isn't it?", I start pretty confident. "Yes", he goes. Dammit, I was so right. I knew that was going to work. "Ok, so I want to visit all the temples, but first, we have to go to the MBK. I have to pick up a friend inside real quick, will be out in 5 minutes, then we can leave. Ok?" He adds something like "Ok but then you come with me to tailor shop, see shop, buy.." "Sure enough, I definitely need a new suit!" I say. Got the deal! Next thing you know is that we get to the MBK, we jump off, and disappear inside for some 34 hours. The tuktuk driver was never to be seen again and our wallets saved a couple hundred baths probably!

The thing I remember the most, well, you know it. I have so many sweet memories going around her that.. yeah, just can't, and won't tell them all. I miss the time we had. It's when you meet someone like this that you subscribe on that famous, "Into the Wild" sentence that goes "Happiness is real only when shared". Man. I miss her and I can't wait to see her smiling face again.

Bue hey, I'm North America bound so, let's stop for a second. For at least the next couple months - then, who knows - I'll be in the places I love. I miss the mountains, the snow, the fresh, chilly air that surrounds you in the morning, having you sitting on a chair out in the balcony - or better with me, on the tailgate of my truck - sipping on some hot coffee you just brewed. Miss the forests, the wildlife, the nature. Miss the peace that here appears so far, in that sense. I miss those places where I've already been, and those I still have to see. I can't wait to give a big hug to all my friends that live around there. My "family" down in Sacramento. My buddy Parker in Bozeman, MT. My friend Kristen in Kananaskis. It's gonna be fun, I know it!

It's time to go now, at least for dinner. I'll try to stay light tonight, noodles and seafood. I am already vomiting when thinking about the crappy food I'll be served on the plane on my way to California. Just can't stand that crap anymore!
I leave this part of the world with many more lines on my travel resume, many more friends, and a thumping heart.
I think I had it very good, over here!

venerdì 28 marzo 2014

The best day was in Bangkok

Non ho parlato cosi’ bene di Bangkok e delle altre citta’ asiatiche che ho visto finora, ma il giorno piu’ bello del viaggio e’ di sicuro stato li’.
E’ iniziato in Cambogia, con un breve volo da Siem Reap. Quando l’aereo e’ atterrato nell’umida, caotica Bangkok, il cuore gia’ batteva piu’ veloce. Sono arrivato in hotel abbastanza in fretta, fatto una doccia, sistemato due cose al pc. Ed ho iniziato ad aspettare l’ora, l’una. Non ho pensato a mangiare, a riposare, stavo bene com’ero.
All’una avevo compagnia, finalmente. Da due settimane non godevo dei suoi occhi. Due settimane passate, oltre che a divertirmi e a smaltire il mal di gola, la febbre, il raffreddore, a contare ogni singolo giorno che mancava.
Andiamo al centro commerciale, prendiamo del cibo. Abbiamo diverse cose di cui parlare, e il tempo passa veloce, piacevole. Per quanto mi riguarda sarebbe piacevole anche se stessimo in silenzio tutto il tempo. Andiamo al cinema. Vediamo “parte” di un film, poi usciamo, e prendiamo un gelato che finiamo seduti su un marciapiede appena fuori il centro commerciale. Cerco di gustare ogni singolo istante, ogni parola, sorriso, e qualsiasi altra cosa tra noi, perche’ so che le nostre strade, il giorno dopo, si divideranno. Si, almeno per un po’.
Per rendere la giornata ancor piu’ memorabile, ce ne fosse bisogno, decido di portarla all’Above Eleven rooftop bar. Al 35esimo piano, con una vista fenomenale su Bangkok ormai illuminata solo dalle luci dei suoi grattacieli e case, seduti al tavolo di un elegante bar sorseggiando un ottimo drink, io e lei. Due ore son passate come due giri d’orologio. Non avrei mai lasciato quel posto, perche’ avrei voluto che quel momento non finisse mai. La sua presenza mi riempiva talmente tanto.
Tornati “a terra”, piano piano ci muoviamo verso KhaoSan road, e le sue bancarelle. Io avevo ventilato l’idea di comprare un braccialetto per me, cosa che mi manca da un po’. Lei lo sceglie per me e me lo regala. Io le scelgo e regalo degli orecchini. Ho detto che l’avrei sempre portato, e cosi’ sara’. Per quanto stupido possa sembrare, e’ sempre qualcosa che mi ricorda di lei.
Torniamo in camera. E’ quasi mezzanotte. Avrei dovuto svegliarmi appena 4h 45’ dopo per prendere il volo verso Hanoi. Inutile dire che la notte non chiudo occhio. Soprattutto per il pensiero che non la sto perdendo. Assolutamente non per sempre: la distanza e il tempo non mi fermano. Ma di sicuro per un po’ di tempo, i nostri piani di viaggio non coincidono. A luci spente, dopo un po’, penso al tempo cosi’ bello, felice, pieno che ho vissuto con lei, e a tutti i momenti di solitudine che ho davanti, quando capiteranno. So gia’ che mi manchera’ tantissimo.
Al mattino, la abbraccio forte, le lascio un biglietto con i miei saluti e me ne vado, con gli occhi assonnati di un uomo che non ha chiuso occhio per tutta la notte, e con gli occhi velati di lacrime di un uomo che sa cosa si lascia alle spalle.
Lei e’ valsa piu’ di tutti i posti visti, di tutte le cose fatte. Da quando le chiesi di uscire a bere qualcosa a quando l’ho salutata, il tempo passato con lei e’ stato fantastico, e sempre piu’ bello di volta in volta.

A te dedico le 3 parole che mi hai insegnato. Tu sai quali! A presto!

lunedì 17 marzo 2014

Asia: un fiume random di considerazioni

Oggi e' uno di quei giorni in cui mentre sono per strada a imprecare per un motivo o per l'altro, ho una voglia matta di sedermi al tavolo e scrivere i miei pensieri. Eccoli qua, in un mix senza alcun senso logico di pensieri arrabattati alla carlona che voglio condividere col mondo esterno alla mia scatola cranica.

Ci metto anche i numeretti, che fanno tanto elenco di cose sensate e scientificamente provate.

1. Oggi mi sono svegliato e dopo un breve check-up eseguito da me stesso, dunque di cui mi fido ciecamente (...), e' emerso che il mio stato di forma attuale rasenta quello di un cane rognoso in Birmania. Ho vesciche da infradito ai piedi - e quelle sono pestilenziali - ho il dito mignolo del piede ammaccato quindi posso calzare anche un foglio di carta ma fa comunque male, ho un mal di gola cattivissimo che mi sta silurando la gola ogni volta che deglutisco, e se ho la sventura di deglutire del cibo (cosa che ahime' son costretto a fare 3-4 volte al giorno!) il siluro diventa una bomba atomica. Fa un male pauroso, davvero. Sembra di mandar giu' chiodi e vetri rotti. O un mucchietto di carta vetrata. Il raffreddore non accenna a passare, anzi ora che scrivo peggiora leggermente. La febbre e' sempre dietro l'angolo, solo il Paracetamol mi sorregge. Infine, delle innumerevoli, fastidiose, misteriose micro vesciche si son formate da ieri sulle mie mani, facendomi pensare a tutte le malattie del mondo. Mi son guardato allo specchio stamattina e ho pensato che dal grandioso stato di forma che avevo quando lasciai l'Australia in fondo in fondo mi separano appena 14 giorni. Wow. Ci vuole poco da ste parti per diventare uno straccio. (ok, considerando quel che ho fatto in questi giorni puo' starci, ma, still...)

2. Come diretta conseguenza del punto 1, oggi sono stato in piu' farmacie che in tutto il resto della mia vita sommato. 4 diverse per chiedere ad ogni farmacista - farmacisti, si, no dottori, pare impossibile trovarli quelli! - qualsiasi cosa da cui potevo essere affetto. Un'amica conosciuta pochi giorni fa ventilava l'idea della dengue, che ha sintomi simili. Ho toccato ferro, legno e il mio ciccio allo stesso istante. Fortunatamente tutti gli interrogati mi hanno detto di non preoccuparmi, perche' se fosse dengue sarei piu' a letto che altro, avrei robe sulla pellaccia da farmi rabbrividire allo specchio e probabilmente perderei sangue o vomiterei. Comunque rabbrividisco. Ad ogni modo, mi faccio esaminare e faccio scorta di pomate, unguenti e pastiglie che farebbero invidia ad un vecchiazzo. Ora ho nuove (il terzo tipo diverso) pastiglie per la gola, con un effetto anestetico che assomiglia a quando ti estraggono il dente del giudizio, una pomata per le vesciche (che sembrano essere un fungo, magari dovuto all'acqua di merda che c'e' da ste parti), un disinfettante generico e una pomata per i morsi d'insetto, che sono quelle macchie tipo brufoli che notavo sulle spalle, comparsi all'improvviso. Dicevo "Cacchio, pare di esser tornati a quando si aveva 15 anni", e invece.. stupidi insetti locali. Voraci come i predoni. Morale della favola: sono una farmacia ambulante. Ma deambulo poco, ho passato buona parte della giornata tra tavolino e letto!

3. E' orribile essere "backpacker" quando sei ammalato. Correrei in salita trainando una carriola di pietre piuttosto. Perche' prima di tutto sai che potresti investire meglio il tuo tempo, vedendo e facendo cose fighe anziche' passando il tempo come sto facendo ora (...). E poi, perche' fare quei giri che comunque devi fare - vedi cambiare hotel/lodge/ostello, prendere un taxi, un volo - diventa terribilmente straziante. Non e' gran cosa aggirarsi per un aeroporto con 18 kg sulla schiena e 10 davanti tra i due zaini, con la testa che ti martella come un cazzo di motorino e il naso da soffiare ogni 5 minuti. Fanculo. Via di autocommiserazione.

4. Mi manca la compagnia di qualcuno. Voglio dire, ovviamente manca una ragazza, ma in queste situazioni, mi manca una spalla, maschile o femminile, con cui girare un po', passarmela nei momenti belli e in quelli brutti. Anche se l'unica cosa che farei adesso sarebbe attaccarle il vaiolo probabilmente.

5. Non mi piacciono le ragazze asiatiche. Pensavo di si, invece mi sbagliavo. La razza bianca non ha confronti da temere! (e ora via alle accuse di razzismo.. le aspetto volentieri, sono pronto!)

6. Ieri la prima persona al di fuori dall'hotel con cui ho avuto a che fare era la commessa dello sport bar di fronte. Alle 7 della sera se ne stava seduta a gambe aperte su uno sgabello, con degli shorts che piu' che shorts sembravano mutande lunghe e con qualcosa di sospetto tra le gambe. Si fosse dimenticata, che so, la matita mentre sovrappensiero recuperava il filo dei suoi ultimi scritti? Probabile. Il fatto che siamo in Thailandia pero' mi fa propendere per il fatto che in realta' quella non sia una matita.

7. Cosa non mi piace dell'Asia: il cibo, in primis. Anzi, e' buono all'inizio. I menu sono vasti, anche se alla fin fine ci sono 5 categorie (pollo, maiale, pesce, salads e noodles). L'inizio curioso e' sempre promettente, ma ogni bel ballo stanca. Figuriamoci i balli meno belli. Il pollo, soprattutto dopo che lo vedi appeso nelle bancarelle per strada e col colore dello scotch da pacchi, ti passa la voglia anche solo di vederlo vivo e con le penne addosso. Il maiale se ci fai attenzione nel resto del mondo, forse non vuoi mangiarlo in Asia. Soprattutto per strada (io comunque l'ho fatto, dannazione a me). Il pesce e' buono ma non puoi campare di solo pesce. Non sazia. E soprattutto, non sai che pesce mangi. Chi ti garantisce che non provenga dal fiume dove poco prima avevi visto degli induisti bruciare dei cadaveri? Infine, tutto il resto e' o troppo piccante, o troppo vegetale (io sono quello della carne). Ah, c'e' il riso poi. A colazione, a pranzo, a cena, a merenda, come dessert, e come spuntino notturno. E' secco come l'aria del Sahara e se ne prendi una forchettata dalla pentola tiri su anche la pentola stessa da quanto impacchettato eh. Inutile dire che a meno che non ci siano dentro nutrite quantita' di gamberetti, frutta, salse o carnacce varie il riso non rientra piu' nemmeno nel mio menu' di guerra.

8. Cosa non mi piace dell'Asia: le sue citta'. Le odio. Sono tutte uguali, un garbuglio di stradine, di gente che ignora come si guidi civilmente, di rifiuti, di fiumi da scolo rifiuti tossici, di cani randagi e bancarelle ambulanti di ogni genere. Finora, non distinguerei Kathmandu da Phuket o da Bangkok, in certi quartieri. Devo ancora vedere altre citta', ma questa e' la sensazione. Chiaro che se vedi quei 2-3 landmarks qualcosa salta all'occhio, ma sono tutte per il resto terribilmente, caoticamente uguali. E non mi piacciono, di sicuro non ci vivrei mai e nemmeno ci starei a lungo come turista. Non mi piace l'idea di calpestare un cane morente se non abbasso lo sguardo mentre cammino, o di finire investito da un tuk-tuk se non aderisco alle vetrate dei negozi lungo la strada. In piu' la puzza che si aggira per le strade e' fetente. Scorreggerei io stesso per coprirla e credo ne trarrei beneficio.

9. Cosa non mi piace dell'Asia: ora, non voglio fare di tutta l'erba un fascio perche' sarebbe ingiusto, ma in diversi posti (come in buona parte della Thailandia) confrontarsi con la gente e' un PAIN IN THE ASS. Non parlano inglese, poveracci, quindi non li biasimo. Ma tutti dicono che gli asiatici sono i numeri uno. Come cazzo fai ad esprimerti se non riesci manco a capire se ti hanno appena mandato a cagare o se ti hanno detto grazie?! Io oggi prima di trovare il farmacista che parlava inglese ne ho girate 3 di farmacie. Parlare con i tassisti poi e' come parlare con una scimmia educata. Saranno anche bravissime ed onestissime persone, ma io non riesco a confrontarmi con loro, e questo abbassa tantissimo il livello dell'esperienza asiatica purtroppo.

10. Non mi piacciono quelle persone che vanno matte per l'Asia a priori. Come per l'Australia. No matter what. Chissefrega dei rifiuti per strada, son caratteristici! Chissefrega della pericolosita' delle strade, e' simpatico! Chissefrega che se scompari per strada nessuno se ne sbatte una sega di te, tanto capitera' a qualcun'altro! Chissefrega dei cani-tappeto, dei fiumi discarica e del camminare facendo il limbo tra i cavi elettrici che pendono dai pali per strada! Ma si. L'Asia e' fantastica!

11. Cio' detto, ci sono dei posti fantastici. Fare diving alle Similan e alle Phi Phi e' stato incredibile, e quelli sono tra i posti piu' belli al mondo per immergersi. Ci sono giungle, citta'-templio e avamposti della tecnologia (vedi SIngapore, Hong Kong, etc). Ci sono diverse cose per cui dare un giudizio positivo all'Asia. Ah, dimenticavo, e ci sono i cinesi, poco piu' in su!! Quanto ridere fanno loro??!!! (saro' bandito dalla Cina a vita dopo aver detto cio'. Oppure mi eleggeranno a presidente onorario, sai mai)

12. Quanto mi rompe er cazzo dovermi fare lo zaino ogni dannato giorno o quasi. Odio essere un backpacker tutto sommato. Fare il carpacker era molto piu' comodo, sembrava quasi di essere in casa. Qui invece e' monta-smonta di continuo. Sto usando la solita maglietta sudata da una settimana per non dover disfare lo zaino, prendere una maglietta nuova e pensare a dove mettere quella sudata senza far andare a male anche tutte le altre. Problemi seri. La vita dalle mie parti e' dura e selvatica.

13. Dopo la prima immersione alle Similan, torniamo in superficie e la guida mi fa: Manu, sei sicuro di aver fatto 4 immersioni? Io lo guardo, pensando "devo essere talmente schiappa che questo pensa non abbia nemmeno fatto il corso base", gli rispondo di si, e lui mi fa: "Perche' hai un galleggiamento da paura, sembra hai 40 immersioni non 4 alle spalle! Bravo" Fuck yeah dude!!! That's the boy! Ain't no mothafucka!! Sempre detto che son nato in acqua, io!

Se vuoi insultarmi pubblicamente o privatamente o complimentarmi per la mia visione filosofica delle cose, lascia un commento qui sotto o sul link facebook da cui verosimilmente sei arrivato!

Ciao a tutti, io me ne torno a letto a dormire!
Manu

lunedì 3 febbraio 2014

Italiani all'estero.. WTF??!

Rompo il silenzio mediatico del blog per rispondere indirettamente ad un "giornalista" (si va beh, di un quotidiano locale.. ho detto tutto!) che col suo articolo su "gli italiani all'estero" ha fatto rumore (locale!). Riporto qui di seguito l'articolo ed a seguire, la mia risposta.
Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/21/italiani-allestero-ecco-come-passano-realmente-il-loro-tempo/850529/ - Matteo Cavezzali
"Tutto era iniziato con la fuga dei cervelli. Vi ricordate? Giovani talentuosi che andavano all’estero per dare pieno appagamento al proprio talento. Poi hanno iniziato ad andarsene pure quegli altri. Quelli normali, diciamo. Che non si sa mai, all’estero, magari ‘sti inglesi o ‘sti fiamminghi sono zucconi e ci facciamo comunque una bella figura. E quello è stato l’inizio della fine.
Ma poi per le feste tornano tutti a casa. Per abbuffarsi di lasagne e tortellini, per salutare i parenti. Ma soprattutto, per spiegare a noi “italioti” come si sta al mondo. Vuoi mettere la soddisfazione? Là in Svezia o in Francia è pieno di italiani, e dirlo con loro non dà gusto, invece venirlo a spiegare a noi… che siamo ancora qua a vedere il faccione di Silvio al Tg come negli anni ’90, che siamo ancora qua a sorbirci il campionato la domenica, a litigare al semaforo, a fare la fila alle poste e a pagare il canone Rai… dirlo a noi sì che dà gusto.
E allora parte il disco, che loro mica lo sanno che la stessa cosa te l’hanno già detta gli altri dieci prima di loro, uguale. O forse lo sanno benissimo, ma tanto fa niente. E si comincia con i “Ma come fai a stare ancora in Italia?” e i “Che paese incivile”, e i “Ma qua da voi non cambia mai niente” e io gli risponderei “Da voi?! Ma da voi cosa, che stai a Londra da tre settimane! Che se non lo scrivevi venti volte su facebook non se ne accorgeva nessuno che non c’eri più e pensavano che c’avessi avuto un’influenza”. Ma non è finita perché poi rincarano la dose con l’immancabile: “Se uno come te, con le tue idee, venisse a London (!?) sai quante cose faresti?”. Ma de che?
E allora ho deciso di andarli a trovare tutti. Andare a vedere dove stanno, cosa combinano e se stavano bluffando. Ma non era possibile, ci voleva troppo tempo. Allora ho chiesto in giro. Ho fatto “un’indagine trasversale” diciamo. Ed ecco cosa fanno i cervelli all’estero:
1. Girano solo con altri italiani. Sì, avete capito bene, se ne sono andati perché “basta degli italiani non ne posso più” e girano solo con italiani (i sardi poi girano solo coi sardi).
2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale. Se ne sono andati per non sentirne più parlare e poi evidentemente gli è venuta nostalgia.
3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai.
4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendo.
5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!?
6. Fregano. Sì, proprio come gli italiani qua, non pagano il biglietto del tram, passano con il rosso, cercano in ogni modo di evadere le tasse. E si credono ancora più furbi perché anche se sono in un paese “serio” e “europeo” riescono a farla franca.
7. La nota più dolente. Non possono più tornare in Italia senza un senso di fastidio. Non tanto per il fatto di essere in un paese allo sbando, ma perché non potrebbero mai ammettere di aver scoperto di essere anche loro solo degli italiani.
Ps: il contenuto di questo post è dettato prevalentemente da un sentimento che alcuni mi dicono chiamarsi invidia. Molti dei miei migliori amici vivono oggi a Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Barcellona. Ho per altro scoperto con grande stupore che leggono anche le cose che scrivo quindi: Volevo dirvi che vi voglio molto bene e non parlavo assolutamente di voi. Davvero. Poi ve lo dico di chi stavo parlando. Ma in privato. Quando tornate per le prossime feste."
La mia risposta:
Matteo, se volevi scrivere qualcosa tanto per essere in evidenza ci sei riuscito. Peccato che tu abbia “ciccato” in pieno sulla fondatezza dei tuoi argomenti. La risorsa numero uno degli Italiani (e di tutti coloro) che vanno all’estero, non e' tanto un cervello grande o una laurea fica, e’ il sapersi aprire, integrare. Punto uno. Concetto che collide con tutti i punti da te elencati. Che sono peraltro applicabili a buona parte di italiani all’estero – ne vedo ogni giorno! – ma quelli io li chiamo “turisti” che hanno solo piu’ tempo da investire e un unico obiettivo di andare un po’ da qualche parte “cool” e potersela tirare un po’ (infondatamente) una volta a casa dicendo di aver vissuto all’estero. Ti parlo dall’Australia, poi, patria di spiacevoli episodi del genere (dalla quale non vedo l’ora di andarmene, in contrasto con gli altri italiani!). 
Ti dico la mia? A me sta sulle palle non solo il mio paese (in misura minore), per quanto arretrato e patetico e' (guarda Berlusconi e la compagnia sua, tutto il parlamento, che anche tu elencavi) ma soprattutto gran parte degli italiani. Siamo proprio ridicoli. E questi descritti dal tuo articolo sono alcuni tra i peggio. Giornalisti che scrivono articoli del genere poi, sono piu’ o meno allo stesso livello. 
Ora, io non sono una Bibbia dell'emigrazione e non ho un gran cervello tal da consentirmi di cadere sotto la categoria "fuga di cervelli" - peccato, altrimenti avrei gia' casa in California e lavorerei per Google, che invece sfrutto solo come misero utente! Non pretendo di insegnare nulla a nessuno. Almeno, ho viaggiato e vissuto in altri paesi, non solo l’Australia, e personalmente EVITO gli italiani (continuo a parlare inglese quando li incontro), leggo il NY Times e non Repubblica o il Gazzettino, e al posto della Gazzetta dello Sport leggo Yahoo Sports.NFL. Mi cucino ogni giorno cibo sano e nutriente (ok, i gnocchi li sa fare solo mia madre, tu sai farli invece?), faccio i lavori che trovo E che mi piacciono, e quando torno in Italia (solo perche’, purtroppo, finora, ho scelto solo paesi dove e’ IMPOSSIBILE ottenere un visto stabile, non come diversi italiani che, ad esempio, si sentono anche se comprensibilmente contenti, abnormalmente gasati per aver ottenuto uno sponsor in Australia - grado di difficolta', se ti metti in combriccola con altri italiani, pari a fare una pizza) si, ho un certo senso di fastidio. E sai quando lo provo? Appena parlo con certi italiani. Forse anche con uno come te, sentirei quanto meno un forte prurito.

Saluti,

Cloud Rider

domenica 1 dicembre 2013

VIDEO - USA 2013 ROAD TRIP

 
Finally, a video that recollects all the wonderful sights I had during my incredible, 5-months-long road trip of the United States!
Enjoy, and like it!
 
 

martedì 3 settembre 2013

Flippin' 'cross the border: Yukon to British Columbia

Ci sono giornate in cui ti alzi, ti prepare al nulla, nel senso che non ti aspetti nulla dalle 16-17 ore a seguire, e invece quando torni con la testa sul cuscino sprizzi felicita’ anche dal buco dietro e non sai piu’ come organizzare emozioni e pensieri. Per me oggi e’ stata una di quelle giornate. Ho il piacere di raccontarvela.

Sto scendendo dall’Alaska, sono al terzo giorno di guida, e come obiettivo di oggi prefisso un paesello di nome New Hazelton, British Columbia. E’ una tappa da camionista: sono 1195 km da dove mi trovo ora, Whitehorse, Yukon. E io sono da solo, non ho cambi al volante. Essendo pero’ il tempo uggioso, senza margini di miglioramento, e avendo tante, troppe cose da fare giu’ negli States, decido di provare la lunga marcia forzata. Potrei non dir nulla fino a mezzogiorno circa. Via di nuvole che sembrano potersi tagliare con un coltello, e tanti, tanti boschi, non noto altro. Anche se onestamente i suddetti boschi sono meravigliosi: qui a nord gli alberi hanno gia’ cambiato il colore delle foglie, che ora appaiono perlopiu’ gialle, qualcuna arancione, a volte rosse. Il manto erboso recita la stessa parte, con diverse pianticelle dall’acceso color rosso che illuminano il paesaggio. Nel complesso, sembra un quadro. Le tinte sono quasi natalizie. Lo spettacolo della taiga quassu’ e’ favoloso. E tutto sommato, anche se il grigiume lassu’ rimane, e io indosso volentieri la mia nuova giacchetta dalle 6 alle 11, e’ piacevole guidare qui.
“Qui” e’ l’Alaska Highway, che sto percorrendo verso sud ovviamente. Ho intenzione di scendere verso Vancouver stavolta tenendo la sponda occidentale del B.C., ovvero girando a destra (sud) a Nugget City, e percorrere la Cassiar Highway fino a Prince George, per poi voltare ancor piu’ verso sud e passare il confine via Hope (posto dove venne girata una delle prime scene di Rambo I. Ovviamente provero’ ad inscenare un remake).
L’inizio della hwy e’ penoso. Impreco come non avevo imprecato nemmeno lungo la Dempster su nei NWT. Strada si asfaltata, ma stretta (per un canone nordamericano) e pullulante di insidiosi avvallamenti sul manto stradale. Quelle pericolosissime canalette che prese in curva, magari ai 110 su 90 di limite – il mio stile – portano una volta riappoggiato il copertono a terra ad un infido slittamento correttivo. Momenti di tensione stradale. Quando all’orizzonte appare un tir, sono istanti da vietati ai minori. Immagino la lunga agonia prima di poterlo passare. E invece, fortuna assiste, ed un lungo rettilineo in salita si materializza. Il bestione arranca, io arrampico come un ragnetto, ed il gioco e’ fatto. Fuori uno. Ne faccio fuori parecchi altri con la mia indole mattutina da guerriero stradale – rv, macchine, altri camion – e non mi faccio passare da nessuno. Un po’ come quando cammino in montagna hehe! Dopo le prime ore passate sulla strada, inquadro il primo, duplice obiettivo: Dease Lake (che prontamente ribattezzo amichevolmente DESEASE LAKE) Fungera’ da gas stop e da cibo stop. Eh, gas. Su a Nugget avevo calcolato di potercela fare abbastanza sicuro fino alla meta. Aia, come sbagliavo. Guardo la lancetta, che poco dopo segna clamorosamente riserva e “Check gage” in rosso. Sono a circa 40 chilometri dalla meta. Ora, fossi a casa non mi preoccuperei: ci sono benzinai ad ogni sputo e soprattutto, sembra che le riserve delle macchine italiane abbiano capacita’ 1/3 del serbatoio (sbaglio?). Qui la riserva sembra ti possa portare fino al prossimo albero. E’ una lineetta sottile come un foglio di carta. Di conseguenza, inizio gia’ a pensare a come attirare l’attenzione del prossimo automobilista e costringerlo a fermarsi per aiutarmi. Rallento il passo. Scendo le discese in folle. Prego per tanta, lunghissima discesa fino a DESEASE e puntualmente, dopo la prima curva mi trovo una salita che sembra non finire mai. ‘Holy sh**”. E via. Spingo la macchina su per le salite con una velocita’ che sembra quella di una Ford del 1915. Mi sento un classe ’36. Eppure, miracolosamente, arrivo ai margini del paesello. E all’unica pompa di benzina. Salvo per miracolo.
Dopo una meritata pappata di pasta al sugo e olive nere (avevo un barattolo mezzo aperto da 3 giorni che sballottava per il frighetto, lasciandolo con un inconfondibile aroma di salamoia) riparto. Sono le 15. Vola il tempo eh? Inoltre, il cielo si e’ aperto, ed ora fratello Sole mi illumina con buona parte della sua potenza. Che bello spettacolo! Non vedevo una giornata di sole cosi’ dai tempi di Seward, AK! A 17 gradi celsius sto gia’ sudando e accendo il riciclo d’aria fredda. La mia abitudine alle temperature e’ decisamente shiftata verso il basso. Guido tra le prime montagne del BC, montagne eleganti, non aspre, rocciose, irraggiungibili, ma arrotondate, coperte da tundra, perlopiu’ senza alberi da poco sopra i loro piedi. Stessi colori “natalizi” gia’ visti su nello Yukon. Laghetti attorno fanno da perfetta cornice. Sembra tutto cosi’ perfetto che non posso non metter su “Texas was you” e cantarla a squarciagola (il cantante menziona viaggi in meta’ degli States!). Mi fermo con qualche volta per delle foto – anche se a fine giornata il bottino sara’ di misere 9! – poche volte in realta’, vista la quasi assenza di pullouts lungo la strada. Inutile dire che le aree di sosta non son mai nei posti piu’ fotogenici invece..
Leggevo poco prima di avventurarmi giu’ a sud nel mio Milepost, che nella hwy che sto percorrendo gli orsi neri sono “comuni”. Non direi MAI comune di un orso, a meno che non si trattino di grizzly a Denali. Eppure, mi sbagliavo. Mentre sono cosi’ ammaliato dal paesaggio che presto ben poca attenzione ai cespugli tutt’attorno, ecco che una macchietta nera si avvicina. Penso sia una di quelle sagome nere intagliate a forma d’orso che qualche locale bontempone piazza a ciglio strada per prendersi gioco dei passanti. E invece, quando gli sfreccio vicino, con del senso di colpa mi accorgo che e’ un vero orsetto nero, che mi guarda con aria anche discretamente distratta. Non vedo la madre. Comunque, primo orso. Passano 3 minuti che appena attraversato un ponte, un’altra macchia nera si materializza a bordo strada. Altro giro, altro orso. Ancora un piccoletto – avra’ avuto un anno – e ancora senza madre. Strano. Devono essere state parecchio a cespugli. Passano altri 5 minuti – le tempistiche non sono inventate affatto! – che stavolta due macchie nere fanno la loro apparizione, e mentre sfreccio (continuo a cercar di tenere i 110) brucano pacificamente dell’erbaccia. Una madre, eccola!, e il suo cucciolo. Sono a quota 4 orsi neri nel giro di 8 minuti! Pazzesco, non era mai capitato. Sono a bocca aperta. Non sapevo cosa mi aspettava, li davanti.
Avevo dimenticato quanto fosse estremamente bello, grazioso, profumato e ammaliante il B.C.. C’e’ un motivo, l’ho sempre detto, nel loro scrivere “Beautiful British Columbia” sulle targhe delle auto. E’ un posto che, ora che ho visto l’Alaska, puo’ starle secondo per certi aspetti, ma sotto certi punti di vista (vedi piu’ sole e piu’ strade) offre una concorrenza spietata. I posti sono da quadro. Se sapessi dipingere sarebbe la prima cosa che farei, prima ancora di scattare una foto. Mi fermo di colpo quando vedo un laghetto che, incastonato tra erba arancione che oscilla al vento, riflette lontane vette con pochi residui di neve sulle cime. Una scena idilliaca. Un castoro, indisturbato se no da qualche camion che passa ogni tanto, nuota tranquillo per i fatti suoi. Qualche paperella rimane assopita all’ombra delle canne. Mi piacerebbe avere una sediolina da campeggio per aprirla la, in mezzo alla strada, e ammirare la scena fino a notte. Purtroppo, uno sono sprovvisto di sedia, due se la piantassi in mezzo alla strada finirei investito. E vorrei evitare la cosa.
Ero a quota 4 orsi, stupito, quasi incredulo. Il Milepost aveva davvero ragione, sono si comuni! Proprio mentre lo penso, il mio occhio rapace inquadra subito un altro quadrupede sulla mia estrema destra, in una posizione decisamente da foto, in equilibrio su un tronco d’albero abbattuto. Stavolta un adulto, solitario, di bella stazza. Bell’esemplare. Ehi, era il quinto!! Cinque??! Da quando in qua! Sto scavando il percorso verso un record, e ci prendo gusto. Non passa piu’ di un quarto d’ora che, dopo una curva della strada che mi introduce in una specie di viale alberato, dove alti rami ombraggiano la strada, vedo a un centinaio di metri o neanche una madre che fa attraversare la strada ai suoi due cuccioli. Con calma. Non la spavento nemmeno quando quasi mi fermo di fianco a lei. E prende poi la sua strada verso il fondo, il torrente, e la protezione dei cespugli. Sono esterrefatto. Quota 8. E sembra non finire. Guido svariati km con la bocca aperta, finendo con l’inghiottire diversi moscerini, preso da troppo stupore misto a gioia per l’accaduto. Vedere un orso e’ sempre bello. Anche se come in questi casi, non posso fotografarli. Le memorie di questi momenti rimarranno per sempre. Sono istanti di pura emozione, credetemi. Non sono scoiattoli! E giust’appunto mentre discorro di cose del genere fra me e me, il mio occhio sempre piu’ rapace (dovrei darmi alla caccia) avvista un altro orso, il nono del giorno, un bel maschio adulto, che e’ quasi per mettere una zampa sulla strada. Mentre passo mi guarda con uno sguardo fiero, senza paura, come pronto a sfidarmi. Io tiro dritto, ovviamente. Contento come mai. Nove orsi. Ho eguagliato il record di un anno fa a Glacier. Ora vediamo se riusciamo ad andare in doppia cifra, sarebbe storico. Ma passano troppi altri km e di altri orsi non c’e’ traccia.
Nel frattempo, ascolto un po’ di musica. Seleziono una traccia a me molto cara, che mi fa sempre versare lacrimoni, non tanto per tristezza (anche se a volte, una tinta c’e’) quanto per felicita’ riflessa. La canzone e’ la gia’ nominata “Lovesong from the Mountains”, l’autore un tal Deuter. Come gli zaini. E’ inutile, non resisto. Sara’ che la mia mente ha collegato quelle note ai momenti, ai luoghi piu’ belli che la mia esistenza abbia visto, ma puntualmente al sentirla i miei occhi diventano lucidi. E cosi’ accade oggi. Preso dal momento, non riesco a chiudere la bocca – sempre aperta da prima e infestata ormai di moscerini – e a staccare gli occhi dal paesaggio. I colori suadenti, i laghetti con acqua cristallina e perfettamente immobile, le montagne che invitano alla camminata. E l’aria. Respiro avidamente. Vorrei avere altri due polmoni per trarre piu’ profitto dall’aria fragrante, di intenso profumo boschivo, che entra dal riciclo. E se quella del riciclo e’ cosi’, non riesco ad immaginare la purezza di quella fuori che non vedo l’ora di inalare. Immerso in questo mondo, guido come stessi guidando verso le porte del Paradiso. Sembra tutto cosi’ bello, cosi’ irreale. La strada non e’ la piu’ bella che abbia mai visto, sia chiaro – non e’ la Dempster, non e’ la Going to the Sun su a Glacier, o la Beartooth giu’ in Wyoming – ma il momento la fa sembrare perfetta. Dolce. E obiettivamente, e’ gran bella comunque. La assaporo dall’inizio alla fine, senza stancarmene. E senza stancarmi di rimandare indietro la stessa canzone, e di versare qualche lacrimuccia in piu’, mentre alla fine di tutto, mi faccio un bel segno della croce per rendere grazie per tutto cio’.
Mi sento davvero, molto fortunato. Anche se son convinto che la mia fortuna me la sono voluta, cercata e creata. Ma mi sento comunque fortunato, non c’e’ tanta gente che puo’ raccontare cose del genere.
L’idillio viene bruscamente interrotto da una piccola tragedia. Mentre guido ormai prossimo a destinazione, un piccolo pennuto salta fuori dal nulla e urta il parabrezza. Faccio appena in tempo a voltarmi sullo specchietto e vedere il poveretto muovere l’aluccia un paio di volte ancora, e finire a terra senza vita. Mi si leva il sorriso dal volto, sussurro un “Noo..” pieno di tristezza. Mi dispiace da morire. Mi fa sempre male quando vedo qualcosa che perde la vita, che sia un pesce, una farfalla, o un uccellino. Ricordo benissimo come mi sentii dopo aver ucciso il salmone, su in AK – salmone che eppure non sprecai. Quella povera bestiola esanime sul terreno pero’, mi mette tristezza. Mi sento in colpa. Provo semplicemente a non pensarci piu’. Riprendo a contemplare le montagne, che senza soluzione di continuita’ si affacciano ovunque mi giri, ora dipingendosi di rossi e rosa. Sempre sublime.
Sono ormai le 9 della sera, e sono arrivato a New Hazelton. Dalle 6.15 del mattino – ora della mia dipartita, son passate 14 ore e 45. Sottraendo le pause effettutate (principalmente due),  totalizzanti 2 ore quasi nette, il risultato e’.. la solita imprecazione. Sono stato al volante per 12 ore e mezza praticamente, percorrendo quasi 1200 km. Da camionista, appunto. Ottima media inoltre – sopra il limite – anche questo da camionista. Sono stanco, ho gli occhi che mi si chiudono da soli, e sono parcheggiato in un bieco motel in paese. Ho voluto scrivere questo pezzo prima di addormentarmi pero’, prima di lasciare che la notte potesse annebbiare la memoria, e raffreddare il cuore. Ho combattuto il sonno, ma non so quale sia stato il risultato. Se avro' saputo veicolare a voi anche un centesimo solo delle emozioni che ho provato io oggi, in questa giornata da cui nulla aspettavo, allora saro’ soddisfatto. Un centesimo del mio oggi credo valga una buona giornata, tutto sommato.
PS. Volevo arrivare in doppia cifra, con gli orsi. Sinceramente, un po’ mi rosicava finire a 9. Dai! Giusto quando mancavano ormai una decina di km dal paese, e quando ormai le mie speranze erano perse, ecco che un bell’orso nero appare tranquillamente dopo una curva, intento a pascolare l’erba e minimamente disturbato dalla mia vettura. Il decimo! 10 orsi in neanche mezza giornata! Incredibile! Se non e’ da record (sicuramente il mio personale, per un giorno solo!) poco ci manca! Se volete vedere orsi, cari amici, ecco la persona con cui dovete girare!!

Dopotutto, non e’ stata una brutta giornata.

venerdì 2 agosto 2013

Civil War talks (ENG)


At this point I truly feel I should address a few words to some Americans I had a chance to talk to. Or some I had never met in my life, but I know in need of at least a good history book. I’m going to talk about the American Civil War, a topic I’m very interested in, a topic still pretty hot over here, a topic that, should you pronounce the wrong word or something the interlocutor doesn’t want to hear, might prompt a reaction like “Ok, this conversation is over”. The latter was a quote from a real conversation I had, so, no kidding at all.

Let’s start right from there. Even though I’m Italian and I shouldn’t probably care about it, I am travelling with a Confederate flag hanging from the back of my truck. One smaller sticker, still with the rebel flag, sticks on the trunk door. Once, when in Glacier NP, a 19 years old (I’ve later been told) Californian girl from Berkeley (Berkeley stinks kind of a lot to me, for its human outputs) got to know that, she asked me explanations regarding that thing. I started saying “Well, first of all to me that means respect for MILITARY figures that fought under that flag – among the others, genius like R.E.Lee, “Stonewall” Jackson, J.E.B. Stuart. Then, I did love people from the South during my travel. I loved their way of life, their customs, their friendliness. So, to me that also means my love for those places” (of course I cannot overstuff my truck with flags from every southern state..) Was her turn. As far as she was concerned, that flag means slavery, and racism. Period. No explanations. That’s history, to her. As easy as it might be. I then tried to reply that her was a way too superficial view of the war and the history of that period overall, trying to then argue that the Civil War was pretty much a clash between two different realities, two different economies, two different way of life. She wouldn’t understand. Of course. She would not even hear my arguments. And there comes the famous quote, “Ok, this conversation is over”.
I should probably excuse her, being just 19 years old and not having already a developed judgment instinct. I should probably excuse her, for her’s coming from a place like Berkeley that, when it comes to issues like this one, is a “peculiar” place. To put it this way. But, after all, I didn’t excuse her. Simply she was too short-sighted.
Another example came a few weeks ago. I was having lunch sitting on the back of my truck on a parking lot at Moose visitor center, Grand Tetons NP. The Dixie flag was hanging and flapping in the wind behind my shoulders. A middle-aged man stops his car right in front of me, rolls down the window, and asks “So let me ask you buddy, what does that flag mean to you?”. And I reply, the same way I’d later reply  to that Californian teen. Then he asks “Where are you from?” And me, laughing a little bit, “I’m from Italy”. Prompted by my “non-americanness”, he starts his monologue. His dumb one. “Well, let me tell you one thing buddy. Here, this flag means slavery, and racism. If you bear that flag, is like you’re telling people you’re a racist”. I try to stop him, already tired of hearing so much silliness in a single sentence. I can’t, though. “You better stick to your bumper a sticker like I’M A RACIST”. I point out that I’m not a racist at all, and that slavery doesn’t exist anymore in this country nowadays, at least not in that way. He wouldn’t listen. Again, of course! He would address me this last sentence “You would just deserve to get kicked in your ass man!”, and he drives away. Didn’t look at the car’s plate. Probably was California and reading “John Power – Berkeley auto dealer”.
After those two “encounters”, I had been lucky enough to get a copy of the DVD “Warriors of Honor”, gifted me by one of the greatest persons I’ve ever met on this trip. I strongly suggest you to watch it. Not to pretend to be the head of U.S.’s Dept. of Education, but this DVD should be watched by every kid in every school. In the North and in the South. It’s an account, with re-inactions and old-time pictures, of the Civil War through the eyes of two of the most brilliant generals in history – for sure in this war – Lee and Jackson. It covers everything. And it unveils things that, I bet and I’m pretty sure I’d win, most Northerners don’t know. For sure those two examples I gave you, they don’t know this.

Very briefly, or at least, as briefly as possible, when people like them talk to me that way, they ignore:

-          That the had been fought more over economic, political reasons than over the matter of slavery. North and South were walking two different paths, they were way too distant between each other, and even though an attempt to keep the Nation together (thing that happened, I might say fortunately afterwards) was just noble, the North had been pretty happy to impose ITS law. Its economy needed to survive. They didn’t care much about the Southern way, a totally different one. Slavery was soon taken as the pretest – a very noble one -  for a war that would choke Southerners’ lifestyle, customs, lives.

-          That the Emancipation Proclamation, the core, the gem of the yankees’ kindness and humanity towards slaves, didn’t free ONE SINGLE slave in the North, or in Southern lands occupied by Northern troops.

-          That Lincoln, the president who embedded the fight for equality, human rights and emancipation, did say that he wouldn’t accept any statement of Negro equality to white man, nor he would give up any leadership in favor of the Negroes. (Hey, we’re talking about the person most of Americans link to NEGRO RIGHTS!! Uh-oh! Surprise!)

-          That states like Connecticut or Indiana didn’t want any negro to settle down in their lands. Northern states. Even in Illinois – beloved Lincoln’s homeland – the Constitution, back in 1861 (war time) declared that any negro is allowed to settle down in this territory. (Another surprise!)

-          That more than a few Northern, prominent family did have slaves, and were not ready to give up on’em.

-          That there was a certain guy in the Yankee army called Sheridan, who burnt down a strip of land as huge as 60 miles wide and 300 miles long. And in that area, leashed free his troops, who would steal, destroy, rape – both white and negro civilians. The negroes they were fighting to free.

-          That, in bold contrast, Lee’s troops had very much always been very respectful of his commander’s orders, and being Lee one of the greatest, sensible and devoted to God generals in history, his orders were to NOT even touch civilians, were them friendly or hostile. And that’s how it went most of the times. There has been exceptions, of course, but on the Dixie side, this was not normal at all.

-          That a French traveler who was cruising around the country, a certain Alexandre Toqueville, so a person not into slavery matters by himself, got to observe that slaves in the southern states were treated very well, more like members of the family than like actual slaves. Most of them liked their owners, and sometimes they even used to hang out with their families. Pictures prove it. Again, exceptions are to be found, and mean owners had sure administered slaves their own way. But, as said before, this was not the totality, not even the majority, as instead history books would teach students.

-          That well into the Civil War, as a reaction to the draft ordered by Lincoln, New York city experienced wild riots, where some tens of negroes were lynched by the crowds. The same negroes that they claimed to be fighting for.
That’s not even everything. That’s just a sample. I’m sure there’s way more to know and to talk about. As I’m pretty sure that guys like the two ones I cited at the beginning, wouldn’t believe any of my words. Good for them. Point is, I don’t like to live like an ignorant, to be taught what to think, and to not be critical. I try to scratch the surface, and if you do that over this issue, that’s what you’re very likely to come to.
Because if there’s one thing I really want to remind those Yankees still believing that this rebel flag I bear means SLAVERY and RACISM, well that thing is that history is written by winners. Not by losers. You know what they wanted you to know. Now I’m not going to say that IF Lee had an army like the Potomac army he would have won the war for the South in a few months – even though I really believe it, you can add McClellan to Hooker to Grant and not make a Lee – the only thing I want to say is that those guys should just open their eyes, get rid of those digested ideas and be critical. Be fair. Not just dumb.